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Safety Expo, cresce l’attenzione alla prevenzione ma le denunce di infortunio aumentano

Redazione Universonotizie.it Da Redazione Universonotizie.it
16 Settembre 2026
in Lavoro
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Safety Expo, cresce l’attenzione alla prevenzione ma le denunce di infortunio aumentano
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(Adnkronos) – Cresce l’attenzione alla prevenzione, ma i dati più recenti mostrano quanto la sfida della sicurezza sul lavoro resti ancora aperta. Nei primi sette mesi del 2026 le denunce di infortunio in occasione di lavoro sono state 256.471, il 4,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. In calo, invece, le denunce con esito mortale, passate da 432 a 422 (-2,3%). Si tratta di dati provvisori, come precisa Inail, che riportano al centro la necessità di continuare a investire sulla prevenzione. E' uno dei temi emersi dalla prima giornata di Safety Expo 2026 – Sicurezza sul Lavoro, in corso il 16 e 17 settembre alla Fiera di Bergamo. Con oltre 300 espositori e migliaia di visitatori, la manifestazione riunisce imprese, istituzioni, associazioni, professionisti ed esperti del settore, proponendo un confronto articolato sui principali temi che riguardano oggi la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Organizzato da EPC Editore e Istituto Informa, con il coinvolgimento di numerosi partner istituzionali e di settore, Safety Expo 2026 – Sicurezza sul Lavoro prosegue giovedì 17 settembre alla Fiera di Bergamo, con una seconda giornata di convegni, seminari, corsi di formazione, approfondimenti tecnici, workshop e dimostrazioni pratiche dedicati ai principali temi della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Un confronto particolarmente importante perché tecnologia, norme e cultura della prevenzione devono dialogare: l’evoluzione tecnologica mette a disposizione strumenti sempre più avanzati, il quadro normativo definisce regole e responsabilità, ma è dalla capacità di integrare questi elementi nell’organizzazione quotidiana dei luoghi di lavoro che dipende la reale efficacia della prevenzione. 
Oltre la pura conformità: costruire sistemi di sicurezza che funzionino davvero
 “Si pone quindi – evidenzia Daniele Marmigi, direttore tecnico dell’Istituto Informa – una questione centrale: andare oltre la pura conformità alle norme per costruire sistemi di sicurezza che funzionino davvero. Regole, procedure, formazione e tecnologie sono strumenti fondamentali, ma devono tradursi nell’organizzazione del lavoro e nei comportamenti delle persone, contribuendo concretamente a ridurre il rischio”.  Il tema non è quindi soltanto quello di conoscere e applicare le norme, ma di trasformare la sicurezza in una componente concreta dell’organizzazione del lavoro. Un passaggio che richiede maggiore consapevolezza tanto da parte dei lavoratori quanto da parte di chi guida le imprese. “C’è – spiega Lorenzo Fantini, esperto in politiche della prevenzione e consulente in materia di salute e sicurezza sul lavoro – ancora una forte resistenza. Da un lato da parte dei lavoratori a comprendere il tema della prevenzione, dall’altro non tutti gli imprenditori sono davvero consci dell’importanza del tema della sicurezza La consapevolezza del rischio è l’arma fondamentale. Nel momento in cui c’è consapevolezza, si va a cercare la soluzione e si capisce che investire in materia di prevenzione non è un costo”. Significa passare da una sicurezza vissuta prevalentemente come insieme di obblighi e adempimenti a un sistema capace di funzionare nella pratica e diventare parte integrante delle scelte quotidiane. In questa direzione vanno molte delle esperienze e delle soluzioni presentate a Safety Expo: dalla formazione e dall’addestramento alle nuove tecnologie applicate alla sicurezza, fino agli strumenti digitali per la gestione e l’analisi dei rischi. 
Italia ed Europa: non solo numeri, ma cultura della prevenzione
 Nel confronto con il resto d’Europa, secondo Fantini, l’Italia presenta una situazione con luci e ombre: “Sui dati siamo nella media europea, anche se abbiamo un dato statistico da sempre particolare: purtroppo siamo uno dei Paesi che ha più morti sul lavoro. Probabilmente è un’anomalia statistica, però ogni morto sul lavoro è un dramma che dobbiamo ovviamente evitare, come ogni infortunio”. Il confronto, però, non riguarda soltanto il numero degli infortuni, ma anche il modo in cui i diversi Paesi affrontano la prevenzione e sviluppano una cultura della sicurezza. “Dal punto di vista della gestione della cultura della salute e sicurezza sul lavoro – prosegue Fantini – siamo un po’ indietro su alcuni temi e più avanti su altri, per esempio sulla gestione del burnout e dello stress lavoro-correlato. Un segnale positivo arriva dall’approvazione della Strategia nazionale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030, che mette insieme tutte le energie che abbiamo, che non sono infinite in termini di denaro ma anche di competenze, per andare in una direzione unica. Andare in una direzione unica è fondamentale per avere risultati migliori”. 
La sicurezza come investimento
 La prevenzione chiama in causa anche il rapporto tra sicurezza, organizzazione e produttività. La sicurezza non può essere considerata un elemento separato dall’attività dell’impresa, ma deve entrare a pieno titolo nelle scelte organizzative e nella gestione quotidiana. E' una prospettiva che emerge anche dal confronto istituzionale ospitato da Safety Expo, dove è stato sottolineato come investire nella sicurezza significhi investire nelle persone, nella formazione e nella capacità delle aziende di affrontare i cambiamenti del mondo del lavoro. Ci troviamo in un mondo profondamente cambiato negli ultimi anni, segnato dalla crescente complessità di filiere, appalti e subappalti, ma anche dalla presenza, all’interno degli stessi luoghi di lavoro, di persone con lingue, culture e percorsi professionali differenti. Una trasformazione che rende ancora più importante trovare modalità efficaci di comunicazione e formazione della sicurezza. 
La prevenzione comincia dalla scuola
 Norme, strategie e tecnologie non possono però essere realmente efficaci senza il coinvolgimento delle persone. La cultura della prevenzione si costruisce nel tempo e deve iniziare già dalla scuola, prima ancora dell’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. E' qui che può cominciare a svilupparsi la consapevolezza del rischio, formando i lavoratori e gli imprenditori di domani. La formazione, quindi, non come semplice adempimento, ma come strumento per costruire una maggiore capacità di riconoscere i pericoli, comprenderne le conseguenze e adottare comportamenti corretti. 
Il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
 Tra gli appuntamenti centrali della giornata inaugurale, la tavola rotonda 'Sicurezza sul lavoro tra riforme normative e nuove sfide applicative', promossa da Istituto Informa, ha riunito rappresentanti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dell’Ispettorato nazionale del lavoro, dell’Inail, di Confindustria e della Cisl, insieme a esperti e consulenti del settore. Il confronto ha fotografato un sistema interessato da numerosi cambiamenti normativi e organizzativi, alcuni già operativi e altri ancora in fase di attuazione. Tra gli aspetti affrontati, le innovazioni introdotte dal decreto-legge n. 159 del 2025, comprese le misure relative agli incidenti mancati, i cosiddetti near miss, e quelle previste dal decreto-legge n. 19 del 2024, con particolare riferimento alla patente a crediti, alla qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi e alla disciplina degli appalti e dei subappalti. "Ci sono diversi fronti attualmente attivi e numerose attività in corso", ha spiegato Mario Gallo, consulente giuridico del Ministero del Lavoro e professore universitario. "Il quadro normativo mostra un progressivo rafforzamento delle tutele. E' difficile indicare una singola misura destinata a incidere più delle altre: i diversi strumenti devono essere letti in modo sistematico, perché concorrono tutti alla costruzione di un sistema di prevenzione più efficace". Tra le novità già operative, Gallo ha richiamato anche il nuovo regime di accesso libero e gratuito alle principali norme tecniche in materia di salute e sicurezza sul lavoro, reso possibile dalla convenzione tra Ministero del Lavoro, INAIL e UNI. Una misura che amplia l’accesso alla normazione tecnica e alle conoscenze necessarie per una più consapevole valutazione dei rischi.  
L’intelligenza artificiale entra nella prevenzione
 Anche l’intelligenza artificiale sta entrando nel mondo della sicurezza sul lavoro, come strumento di supporto alle attività e non come sostituto delle competenze professionali. Nel campo della formazione, strumenti come ChatGPT, Gemini e Copilot possono aiutare a strutturare corsi e organizzare contenuti, mentre nei processi possono ridurre i tempi dedicati alla ricerca e alla rielaborazione delle informazioni e supportare il ragionamento attraverso punti di vista ed esempi differenti. Una risorsa che semplifica il lavoro, ma che richiede sempre verifica, rielaborazione e responsabilità da parte del professionista. Ed è proprio questo uno dei punti evidenziati durante la formazione: la semplificazione non può tradursi in superficialità. Chi utilizza strumenti di intelligenza artificiale deve essere in grado di comprendere, verificare, documentare e rielaborare il lavoro prodotto. La responsabilità finale, infatti, resta in capo al professionista, che deve poter apporre la propria firma su un progetto conoscendone contenuti e fondamenti. L’innovazione, pertanto, non sostituisce competenze e responsabilità: le rende ancora più necessarie. E' quindi dall’integrazione tra norme, competenze, organizzazione e innovazione che passa la sfida della nuova prevenzione. Non una singola misura, ma un sistema nel quale strumenti diversi possano operare in maniera coordinata, aumentando la capacità di individuare i rischi e intervenire tempestivamente.  
—lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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