Il futuro francese si presenta ancora un pochino più fosco. L’agenzia Fitch ha confermato il rating del debito sovrano ad A+ (qualità medio-alta), ma ha abbassato l’outlook da stabile a negativo, aprendo la strada a un possibile nuovo declassamento. Alla base della decisione, annunciata il 30 ottobre al di fuori del calendario ordinario (e anche questo è un segnale), ci sono “una crescita più lenta, un ulteriore deterioramento della situazione fiscale e rendimenti più elevati”, che “hanno aumentato la difficoltà di attuare il consolidamento fiscale sostenuto necessario per invertire la traiettoria di deterioramento del debito francese”, ha spiegato l’agenzia in un comunicato.
Fitch ha inoltre segnalato un deficit maggiore rispetto alla revisione di agosto, aggravato dalla “persistente frammentazione politica e [da] un contesto sociale difficile [che] aumentano la complessità dell’attuazione di un consolidamento fiscale duraturo”.
Anche i dati sul Pil del terzo trimestre non sono incoraggianti, con un calo dello 0,1% che segue la stagnazione del secondo trimestre e il calo dello 0,2% già registrato nei primi tre mesi dell’anno. Per il ministro dell’Economia Roland Lescure, l’economia francese è in “una fase di stallo”:
Le elezioni del 2027 aggravano l’incertezza
Il tutto, con all’orizzonte le elezioni presidenziali del prossimo aprile, che vedono in testa Marine Le Pen, candidata di estrema destra, e come probabile sfidante Jean-Luc Mélenchon, leader dell’estrema sinistra. Nessuno dei due aspiranti all’Eliseo è rassicurante per i mercati.
“Il dibattito politico che si sta delineando in vista delle elezioni presidenziali non ha rafforzato in modo sostanziale la fiducia di Fitch nelle prospettive di una riduzione duratura del deficit che potrebbe portare alla stabilizzazione del debito”, ha affermato ancora l’agenzia.
Pochi giorni prima di Fitch, il 23 ottobre, anche l’agenzia Moody’s si è espressa sulle prospettive francesi, mantenendo il rating Aa3 (corrispondente all’AA- di Fitch, il gradino sopra l’attuale A+ e l’ultimo della qualità ‘molto alta’) con prospettive “negative”, citando le aspettative di un bilancio di riduzione del deficit per il 2027 e di un allentamento delle tensioni sociali che nelle ultime settimane hanno scatenato forti proteste di piazza.
Le previsioni di Fitch
Le previsioni di Fitch delineano però un quadro preoccupante: il debito francese potrebbe raggiungere il 124% del Pil nel 2028, rispetto al 115,7% del 2025. Nel frattempo, la spesa per interessi salirebbe dal 2,5% al 3,3% del Pil. Una dinamica che rischia di alimentarsi da sola: più aumentano i rendimenti richiesti dagli investitori, maggiori diventano gli interessi da pagare, rendendo ancora più difficile ridurre il deficit o adottare misure a favore della popolazione o della crescita.
Va precisato che la Francia non è sull’orlo di un’insolvenza, ma il deterioramento della fiducia dei mercati potrebbe trasformare una crisi dei conti pubblici in una crisi del debito. I titoli di Stato decennali francesi hanno recentemente superato il 5% di rendimento, raggiungendo livelli che non si vedevano dal 2002, e il tema sta occupando da settimane il dibattito europeo.
“I rendimenti dei titoli di Stato francesi sono aumentati bruscamente dalla nostra ultima revisione (agosto, ndr), nel contesto più ampio di una revisione dei prezzi di mercato, ma in modo molto più marcato rispetto alla maggior parte dei Paesi comparabili, il che indica una maggiore sensibilità alle variazioni della fiducia del mercato“, spiega ancora l’agenzia.
Effetto contagio
Le conseguenze potrebbero estendersi all’intera Unione europea. La Francia è la seconda economia dell’Eurozona e un eventuale aggravamento del quadro interno potrebbe aumentare la volatilità dei mercati obbligazionari e innescare un effetto contagio sui rendimenti dei titoli di Stato. A farne le spese sarebbero soprattutto i Paesi a elevato debito pubblico, come l’Italia, per i quali il rialzo dei costi di indebitamento significherebbe veder aumentare le proprie difficoltà. Uno scenario che non prefigurerebbe automaticamente una crisi dell’euro, ma che evoca inevitabilmente lo spettro del 2011-2012, con la crisi della moneta unica avviata dal domino del debito greco.
Il governo: “Assolutamente necessario un bilancio responsabile entro fine anno”
Il governo guidato da Sébastien Lecornu punta a rassicurare gli investitori con la legge di bilancio 2027, ancora al centro del confronto parlamentare. L’obiettivo è ridurre il deficit pubblico dal 5,4% del Pil previsto per il 2026 al 5% nel 2027, attraverso un intervento complessivo da 54 miliardi di euro, tra contenimento della crescita della spesa e misure di riequilibrio dei conti.
“Questa valutazione conferma l’assoluta necessità di adottare entro la fine dell’anno un bilancio responsabile, volto a risanare le finanze pubbliche riducendo il deficit al 5%”, ha dichiarato in un comunicato il ministro dell’Economia Roland Lescure in riferimento alla decisione di Fitch, precisando che “il governo è determinato a proseguire sulla strada del consolidamento di bilancio”.
Il percorso però resta difficile. Senza una solida maggioranza parlamentare, Lecornu deve convincere i mercati della sostenibilità del debito e ottenere il consenso politico necessario per attuare il risanamento, senza aggravare la debolezza dell’economia, mentre si avvicinano le presidenziali del 2027 e le piazze sono ancora sul piede di guerra.
Fitch mantiene comunque una nota positiva: “Il rating della Francia rimane supportato dalle dimensioni, dalla ricchezza e dalla diversificazione della sua economia, dalla solidità delle sue istituzioni, dalla sua appartenenza all’Eurozona e dalla resilienza del suo settore bancario”.
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