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Campione del mondo con la paghetta: cosa ci insegna la storia di Kimi Antonelli (e della sua famiglia)

Redazione Universonotizie.it Da Redazione Universonotizie.it
2 Novembre 2026
in Attualità
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Campione del mondo con la paghetta: cosa ci insegna la storia di Kimi Antonelli (e della sua famiglia)
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Un ingaggio da pilota di Formula 1 e un budget deciso dalla mamma. Il 1° novembre, a Città del Messico, il pilota italiano della Mercedes Kimi Antonelli è diventato il più giovane campione del mondo nella storia della F1. A soli 20 anni e 68 giorni ha scavalcato di 3 anni e 73 giorni il precedente record del tedesco Sebastian Vettel, campione del mondo 2010 con la Red Bull Racing.

Dietro lo storico successo di quelli che molti definiscono un “predestinato” c’è una famiglia che ha sempre creduto in lui e… nella disciplina: nonostante sia milionario (ingaggio annuo da due milioni di dollari), Kimi Antonelli ha a disposizione “solo” la paghetta mensile, come altri suoi coetanei. “Gli diamo la paghetta ogni mese e deve farsela bastare”, hanno spiegato papà Marco e mamma Veronica al Corriere della Sera.

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Cosa ci insegna questo approccio e quale conseguenza ha sulla maturazione individuale di un giovane il peso dato al denaro?

Cosa ha detto la famiglia Antonelli

Il padre, Marco, spiega al Corriere che Kimi “non è minimamente interessato ai soldi” e “prende quello che gli passa la mamma”. La madre, Veronica, descrive il metodo: “Gli ho detto: decidiamo un budget, così almeno hai le idee chiare su come funziona”. Poi aggiunge: “Se arrivi ad agosto che hai già speso tutto ti arrangi per le vacanze”.

L’intervista è l’occasione per ricordare le origini “umili” della famiglia: per finanziare le prime gare il padre (ex pilota automobilistico di successo, con alle spalle una lunga carriera nei campionati Turismo e Gran Turismo) si è indebitato con la banca e ha fatto il camionista.

La logica spiegata da mamma Veronica è quella su cui convergono gran parte delle indicazioni degli esperti.

La funzione educativa della paghetta: pro e contro

Come sottolineato dalla psicologa Lucia Montesi ad Aibi, la paga compensa un lavoro, mentre la paghetta ha un solo obiettivo: imparare a gestire autonomamente il denaro. Per questo, spiega, non andrebbe collegata a lavori domestici o buoni voti, per evitare ragionamenti come “studio per avere i soldi”.

Esiste anche una posizione critica sulla paghetta. Secondo una ricerca della Royal Economic Society ripreso dalla Sinpia (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), la paghetta rende i bambini dipendenti e limita la loro attitudine al risparmio. Per gli autori dello studio, i genitori dovrebbero dare soldi ai propri figli soltanto come ricompensa in cambio di un compito eseguito. Secondo lo psicoterapeuta Alberto Pellai, riportato nello stesso estratto del Quotidiano Nazionale, “a partire dalla scuola superiore la paghetta può diventare uno strumento di autonomizzazione, educativo e autoregolativo, per far comprendere ai figli qual è il valore del denaro e che i genitori non sono bancomat, facendo loro scegliere”.

Ci sono però delle condizioni affinché questa scelta non diventi deleteria. La cifra deve essere “proporzionata alla vita che il ragazzo conduce”, spiega lo psicoterapeuta secondo cui un eccesso potrebbe generare “comportamenti a rischio come fumo di tabacco, cannabis o gioco d’azzardo”. Per Alberto Pellai non è sbagliato fare della paghetta un “premio”, per esempio per essersi impegnato particolarmente in una materia ostica, a patto che non passi “la regola per cui tutto deve essere monetizzato”.

Età e gap di genere

Le indicazioni variano. Montesi suggerisce come riferimento i 10 anni, da adattare al singolo bambino. Per Pellai, invece, non dovrebbe essere data prima dei 14 anni.

Ma di quanti soldi parliamo? L’Edufin Index 2026, promosso da Fondazione Alleanza con Sda Bocconi, rileva che riceve regolarmente la paghetta il 33% dei maschi e il 26% delle femmine, un dato che, oltre a rendere la diffusione del fenomeno, evidenzia come il gap economico di genere si formi sin dalla giovane età.

Perché il tema riguarda le famiglie

Sotto il profilo educativo, il maggiore beneficio della paghetta è quello di rendere i cittadini del futuro più consapevoli nella gestione dei soldi. Una finalità particolarmente importante nel Belpaese se si pensa che nell’indagine Ocse Pisa 2022 i quindicenni italiani ottengono 484 punti in alfabetizzazione finanziaria, contro 498 della media Ocse. Il 18% non raggiunge il livello minimo e solo il 5% si colloca nella fascia più alta, contro l’11% della media Ocse.

L’indagine Edufin Index 2026 misura invece l’educazione finanziaria degli adulti, che in Italia si ferma a 56 punti su 100, sotto la soglia di sufficienza di 60. Il 91% dei genitori dichiara di parlare di denaro con i figli, ma le conversazioni riguardano soprattutto gli acquisti desiderati (59%) e le decisioni di spesa (46%). Il risparmio è citato dal 37%, il budget familiare dal 36% degli intervistati.

Che regole dare ai figli con la paghetta?

Dalle fonti consultate si ricavano alcune regole pratiche. L’importo e la cadenza vanno fissati in anticipo e non modificati quando il budget finisce (esattamente come “suggerito” dai genitori di Kimi Antonelli). Se il ragazzo o la ragazza spende tutto, gli esperti suggeriscono di lasciar affrontare la conseguenza e di aiutarlo a riflettere, senza togliere la paghetta per punirli. Chiaramente l’importo va adattato alla vita reale del ragazzo e alle possibilità della famiglia.

In fin dei conti, la paghetta è un accordo, e un accordo regge se le condizioni sono chiare fin dall’inizio. Conviene stabilire cosa rientra nella somma, tra uscite, ricariche telefoniche e abbigliamento, e cosa resta a carico dei genitori. Voti e faccende quotidiane non dovrebbero essere pagati, mentre per i compiti straordinari si può concordare un bonus a parte. Il resto lo insegna il budget stesso: anche a un campione del mondo, come racconta la madre di Kimi Antonelli, tocca arrangiarsi se i soldi finiscono prima di agosto.

—

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

Tags: demografica
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