La procedura europea contro l’Ungheria per il rischio di violazione dei valori fondamentali dell’Unione resta aperta, nonostante i “notevoli” progressi compiuti dal nuovo governo di Budapest. È quanto emerge dalla missione della delegazione del Parlamento europeo che, dal 26 al 28 ottobre, ha verificato sul campo lo stato delle riforme in materia di democrazia, giustizia e diritti fondamentali. La precedente missione risale all’aprile 2025, quando era ancora al potere il sovranista Viktor Orbán.
Riforme a “ritmo impressionante”
A guidare la visita è stata Sophie Wilmès, presidente del gruppo di monitoraggio sullo stato di diritto della commissione Libertà civili (LIBE). Al termine degli incontri con rappresentanti delle istituzioni, della magistratura e della società civile, l’eurodeputata ha riconosciuto un cambiamento sostanziale rispetto al passato, “caratterizzato da un ritmo impressionante di riforme da quando il nuovo esecutivo si è insediato”.
Tra i risultati evidenziati figurano la fine del governo attraverso decreti emergenziali, l’abolizione dell’Ufficio per la protezione della sovranità, l’adesione alla Procura europea (Eppo), importanti riforme giudiziarie e anticorruzione, nuove garanzie per l’indipendenza dei media e l’abrogazione di disposizioni chiave discriminatorie nei confronti delle persone LGBTIQ+.
“Il contrasto con la nostra visita del 2025 è sorprendente. La portata e il ritmo delle riforme intraprese in pochi mesi sono impressionanti. Molte problematiche di lunga data sono già state affrontate e i risultati tangibili stanno diventando visibili. Questi progressi meritano di essere pienamente riconosciuti”, ha osservato Wilmès.
Ma il processo non è concluso
Tuttavia, rimangono questioni aperte sull’indipendenza della magistratura, sul pluralismo dei media, sulla corruzione di alto livello, sulla tutela delle minoranze, sull’accesso all’asilo e sull’effettiva applicazione delle riforme.
“Il processo di riforma è tutt’altro che concluso, con ulteriori misure ambiziose già annunciate, tra cui una riforma globale dei media (…), piani per riformare la legislazione elettorale al fine di promuovere una democrazia più pluralista e una nuova Costituzione da elaborare attraverso un ampio processo di consultazione pubblica”, sottolinea ancora la delegazione in una nota.
Rimane aperta la procedura per violazione dei principi Ue
La delegazione non si è dunque espressa sulla procedura prevista dall’articolo 7 del Trattato sull’Unione europea, attivata nel settembre 2018 su iniziativa dell’Europarlamento. Il meccanismo consente alle istituzioni europee di intervenire quando esiste un rischio evidente di “grave e persistente” violazione dei valori su cui si fonda l’Unione e, nelle sue fasi più avanzate, può portare alla sospensione di alcuni diritti dello Stato membro, compreso il voto in Consiglio.
Wilmès ha chiarito che una valutazione sulla chiusura della procedura non rientrava nel mandato della missione. Le informazioni raccolte saranno trasmesse alla commissione LIBE, in vista di un nuovo dibattito parlamentare e di una successiva risoluzione durante le prossime plenarie dell’Eurocamera. Tineke Strik, relatrice dell’Europarlamento sull’articolo 7, ha sottolineato che i progressi legislativi dovranno tradursi in risultati concreti e duraturi.
Intanto, il 13 ottobre i ministri degli Affari europei hanno ricevuto aggiornamenti dal governo ungherese e dalla Commissione sulle misure adottate per rispondere alle criticità contestate. Il Consiglio ha approvato la revoca delle misure di condizionalità di bilancio imposte nel 2022. Tuttavia, “la portata della relazione del Parlamento ai sensi dell’articolo 7 è molto più ampia delle problematiche rilevanti per l’assegnazione dei fondi”, ha affermato Strik sottolineando che l’aula aspetta “azioni altrettanto convincenti in altri ambiti”, quelli dove ancora c’è da lavorare.
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