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Tumori, Cremolini (UniPi): “Dostarlimab efficace in 70% pazienti con raro tipo cancro al retto”

Redazione Universonotizie.it Da Redazione Universonotizie.it
26 Ottobre 2026
in Salute
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Tumori, Cremolini (UniPi): “Dostarlimab efficace in 70% pazienti con raro tipo cancro al retto”
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(Adnkronos) – L’immunoterapia “può evitare molte delle sequele legate agli effetti collaterali del percorso tradizionale di cura e rappresentare lo standard of care per i pazienti con tumore del retto localmente avanzato che non hanno metastasi, ma che hanno una malattia abbastanza estesa, nel retto, a livello locale, e deficit del sistema mismatch repair (dMmr/Msi-H)”. Così Chiara Cremolini, professore ordinario di Oncologia all’università di Pisa e membro del direttivo nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), commenta i risultati dello studio Azur-1 che ha interessato l’impiego di dostarlimab, presentato al congresso della European Society for Medical Oncology (Esmo) in corso a Madrid.  

Il trial “che ha arruolato 154 pazienti in tutto il mondo – illustra Cremolini – ha dimostrato che circa il 70% ottiene una risposta clinica completa dopo 6 mesi di trattamento con dostarlimab, senza avere bisogno di ulteriori trattamenti, né radioterapia né chirurgia, con le relative potenziali sequele. Questa risposta clinica completa si mantiene per almeno 12 mesi, cioè un anno. Si tratta dunque di una percentuale molto elevata di pazienti che raggiungono questo risultato”. Inoltre, nei pazienti “che non ottengono una risposta clinica completa e che vengono quindi operati – precisa – si osserva una risposta patologica completa in un’altissima percentuale: 10 casi su 13. Questo significa che, nel pezzo operatorio, il tumore non è più presente. Il farmaco – aggiunge – ha ricevuto da poco l’approvazione dall’Fda negli Stati Uniti. L’Ema”, l’Agenzia europea dei medicinali, “non l’ha ancora approvato per questa indicazione. In Italia però lo utilizziamo da tempo grazie all’inserimento del dostarlimab nell’elenco dei farmaci previsto dalla legge 648, quindi attualmente non è rimborsato dal Servizio sanitario nazionale, ma può essere utilizzato per questi pazienti non a loro spese”.  

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Storicamente, il trattamento standard dei pazienti “prevedeva una chemioradioterapia seguita, dopo alcune settimane, da un intervento chirurgico – chiarisce l’oncologa – Chiaramente, tutto questo percorso comporta sequele importanti in termini di fertilità, soprattutto nelle donne, ma anche per quanto riguarda la funzione sessuale e, non ultimo, la necessità di ricorrere a stomie temporanee o, purtroppo, permanenti. Si tratta quindi di un percorso che, sebbene abbia dimostrato un chiaro beneficio nel guarire queste persone, lascia comunque sequele importanti. Un particolare sottotipo di pazienti con tumore del retto, che riguarda meno del 5% dei casi, è caratterizzato dal deficit del sistema di riparazione degli errori di appaiamento del Dna, chiamato mismatch repair. Sono tumori nei quali si accumulano errori che lo rendono visibile al sistema immunitario, ma ne frenano la risposta. Se togliamo il freno al sistema immunitario, cosa che fa l’immunoterapia in questione, possiamo quindi ottenere un effetto antitumorale molto efficace”. 

Questo è stato dimostrato con dostarlimab “in uno studio precedente, condotto su una cinquantina di pazienti esclusivamente negli Stati Uniti, al Memorial Sloan Kettering di New York – evidenzia Cremolini – Lo studio aveva dimostrato che questa terapia, da sola, consentiva ai pazienti di raggiungere una risposta clinica completa, senza bisogno di sottoporsi successivamente a radioterapia o chirurgia. Si tratta di un risultato straordinario per la loro qualità di vita. Ora è arrivata la conferma dallo studio Azur-1, molto più ampio, condotto a livello globale. Quando si passa da un singolo ospedale a tanti centri, si ha la prova che il risultato non dipenda soltanto dall’eccellenza di una determinata struttura, ma sia effettivamente legato al trattamento. I dati ulteriori verranno presentati con un follow-up più maturo. Per ora, l’obiettivo era verificare quanti pazienti riuscissero a mantenere una risposta clinica completa per almeno 12 mesi, che rappresenta un intervallo significativo dal momento dell’inizio della terapia”.  

È fondamentale eseguire il test per identificare questo tipo di tumore. “Oggi tutti i patologi che formulano la diagnosi di adenocarcinoma del retto conoscono bene la rilevanza terapeutica di questa informazione e sono soliti inserirla nel referto – assicura l’oncologa – Il test si esegue ovunque perché si tratta di una tecnica chiamata immunoistochimica, disponibile in tutti i centri e che è anche poco costosa. Inoltre, questo stesso test è utile per diagnosticare i tumori del colon associati a una predisposizione ereditaria, in particolare quelli legati alla sindrome di Lynch. Si tratta quindi di un esame che può avere, da un lato, un’implicazione terapeutica molto rilevante e, dall’altro, consentire di identificare le sindromi ereditarie. Questo aspetto è importante perché una persona potrebbe sviluppare altri tumori, con un rischio diverso rispetto a chi non presenta questa predisposizione. Inoltre, è possibile sottoporre a test i familiari, qualora lo desiderino, e avviare un percorso di screening diverso da quello previsto per la popolazione generale”.  

Nella gestione di questa forma tumorale “è assolutamente assodato – puntualizza Cremolini – che sia necessario un team multidisciplinare che comprenda, oltre all’oncologo medico, il radiologo dedicato perché la stadiazione radiologica è fondamentale, il chirurgo, il radioterapista e, sempre più, gli specialisti in grado di interpretare le informazioni provenienti dalla biologia molecolare, in questo caso dall’anatomia patologica. Nel caso del tumore del retto con deficit del sistema mismatch repair, questa multidisciplinarità è ancora più importante per definire la risposta clinica e stabilire se il paziente debba fare qualcos’altro oppure se il risultato raggiunto con il dostarlimab sia sufficiente. Si tratta anche di un percorso di crescita all’interno del gruppo multidisciplinare. Più si vedono questi casi – conclude – più si comprende come gestirli al meglio, tutti insieme”. 

—

cronaca

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: salute
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