La Axel Springer non voleva soltanto un cambio di proprietà per TikTok in Europa: voleva poter partecipare all’operazione. Secondo una ricostruzione del Financial Times, Mathias Döpfner, amministratore delegato e comproprietario del gruppo editoriale tedesco, ha prospettato l’ingresso della società in un accordo per separare le attività europee della piattaforma dalla cinese ByteDance. Il gruppo editoriale con base a Berlino è proprietario di Politico e di The Telegraph.
L’interlocutore scelto sarebbe stato Charles Kushner, ambasciatore statunitense in Francia e padre di Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump. Il progetto, però, non avrebbe raccolto sostegno sufficiente a Bruxelles e sarebbe stato accantonato. ByteDance contesta la ricostruzione, definendola una “totale invenzione”.
Il caso mette a confronto due questioni che non sempre coincidono: chi possiede una piattaforma e quali regole ne governano il funzionamento. Il precedente americano interviene sul primo punto, attraverso una nuova struttura societaria con competenze su dati e algoritmi, mentre il Digital Services Act europeo impone obblighi agli operatori indipendentemente dal luogo in cui hanno sede.
Il progetto passato da Kushner
Il pranzo descritto dal Financial Times si sarebbe svolto a gennaio nella sede berlinese di Axel Springer, durante un incontro dedicato all’antisemitismo sui social network. In quella sede Döpfner avrebbe illustrato una soluzione ispirata alla riorganizzazione americana di TikTok, con un gruppo di investitori chiamato a rilevare una partecipazione nelle attività europee. La risposta del gruppo editoriale conferma una disponibilità industriale, ma non tutti i dettagli del retroscena.
Secondo quanto riferito alla Reuters da un portavoce, Döpfner sostiene da tempo una soluzione europea sul modello americano e che, se questa si fosse concretizzata, Axel Springer avrebbe accolto favorevolmente la possibilità di parteciparvi.
Dalle informazioni disponibili non emerge un accordo di acquisizione: il Financial Times riferisce che l’idea, discussa con esponenti della divisione tecnologica della Commissione, non avrebbe suscitato entusiasmo e sarebbe stata abbandonata.
In cosa consiste il modello americano
Negli Stati Uniti l’intesa è stata finalizzata nel gennaio 2026 per evitare il divieto della piattaforma. La nuova TikTok USDS Joint Venture vede ByteDance conservare il 19,9% del capitale, mentre Oracle, Silver Lake e il gruppo d’investimento emiratino MGX detengono ciascuno il 15%.
Non si tratta solo di un passaggio di quote. Secondo l’annuncio ufficiale della società, la joint venture deve proteggere i dati degli utenti statunitensi, custodire l’algoritmo nell’infrastruttura cloud americana di Oracle e riaddestrare, testare e aggiornare il sistema di raccomandazione utilizzando dati statunitensi.
Una distinzione cruciale anche per un’eventuale operazione europea: acquistare una partecipazione non equivale automaticamente a controllare la tecnologia. Nel modello americano, infatti, la nuova società ha competenze specifiche sulla sicurezza e sulla moderazione, mentre le entità statunitensi di TikTok globale mantengono responsabilità sull’interoperabilità del prodotto e su alcune attività commerciali, tra cui pubblicità e commercio elettronico.
Una soluzione europea dovrebbe quindi definire non soltanto chi investe, ma chi può modificare l’algoritmo, chi accede ai dati e chi decide le politiche sui contenuti. Tutte funzioni che l’accordo americano disciplina separatamente dalla semplice ripartizione del capitale.
Le tensioni tra Ue e TikTok
Per Bruxelles, una nuova proprietà non cancellerebbe gli obblighi della piattaforma. Come ricorda il Consiglio dell’Ue, infatti, il Dsa si applica agli intermediari che offrono servizi nel mercato unico, siano essi stabiliti dentro o fuori dall’Unione. È il principio alla base anche dello scontro tra Trump e l’Ue sulle regole digitali: l’Ue rivendica il diritto di disciplinare i servizi utilizzati dai cittadini europei, mentre il tycoon accusa gli europee di eccessiva regolamentazione.
Le contestazioni mosse a TikTok mettono a nudo le differenze dei due sistemi: il 6 febbraio 2026 la Commissione ha presentato conclusioni preliminari sul design di TikTok che favorisce la dipendenza, puntando il dito contro lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica, le notifiche e il sistema di raccomandazione fortemente personalizzato.
Secondo l’esecutivo europeo, TikTok non avrebbe valutato adeguatamente i rischi per il benessere fisico e mentale degli utenti, inclusi minori e adulti vulnerabili, né adottato misure sufficientemente efficaci per attenuarli. Si tratta di conclusioni preliminari, non di una decisione definitiva; la piattaforma ha respinto le accuse.
Un altro procedimento, aperto nel dicembre 2024, riguarda i rischi di interferenza elettorale di TikTok nel contesto delle presidenziali romene. La Commissione ha messo sotto esamei sistemi di raccomandazione, la possibile manipolazione coordinata e la gestione dei contenuti politici a pagamento.
L’editore e il canale distributivo
La posizione di Springer mostra anche la difficoltà degli editori di fronte alle piattaforme. Döpfner ha criticato pubblicamente TikTok per l’amplificazione dei contenuti estremisti, ma ha riconosciuto che il gruppo non avrebbe potuto rinunciarvi indefinitamente come canale di distribuzione; Bild e Welt hanno poi aperto i loro profili sul social.
La dimensione del mercato aiuta a capire le ragioni di questa tensione. Nel rapporto di trasparenza pubblicato il 31 agosto, TikTok dichiara di raggiungere 189 milioni di persone ogni mese nell’Unione europea: un dato fornito dall’azienda, riferito alla sua presenza nel mercato comunitario. Per un editore, dunque, la piattaforma è contemporaneamente un soggetto da sottoporre a regole e uno strumento per raggiungere il pubblico. L’interesse di Springer per una partecipazione sposterebbe ulteriormente questo rapporto dalla presenza sul canale distributivo alla possibilità di entrare nel suo capitale.
La questione europea oltre Springer
È qui che il retroscena industriale incontra il dibattito sulla sovranità digitale. Nell’intervista a Eurofocus sulla responsabilità delle piattaforme, il vicepresidente del Parlamento europeo Martin Hojsík ha sostenuto che l’Unione debba applicare con maggiore determinazione le norme già esistenti e interrogarsi sulle pressioni politiche che possono riguardare tanto le aziende cinesi quanto quelle americane. Hojsík propone anche di attribuire ai social responsabilità analoghe a quelle degli editori, precisando che si tratta di una posizione personale, non di quella del Parlamento europeo.
Il piano attribuito a Döpfner resta, per ora, un progetto senza seguito e con una ricostruzione contestata da ByteDance. Ma un eventuale ritorno dell’ipotesi dovrebbe affrontare due verifiche separate: quali poteri effettivi passerebbero ai nuovi investitori e come la piattaforma rispetterebbe le regole europee. Anche se un azionista europeo acquistasse la proprietà di TikTok; la conformità della piattaforma alle regole comunitarie resterebbe comunque da dimostrare.
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