“Porre fine alla guerra richiede un dialogo diretto“. Per questo motivo il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre ieri, di propria iniziativa e senza parlare a nome dell’Unione europea, hanno avuto un colloquio telefonico con il presidente russo Vladimir Putin, con l’obiettivo di “trasmettere direttamente messaggi riguardanti i futuri negoziati” sull’Ucraina, in vista dei prossimi incontri ‘tecnici’ previsti tra Usa e Federazione ad Abu Dhabi (i primi dallo scorso febbraio).
Putin ribadisce le proprie condizioni
Certo è che per ballare il tango occorre essere in due, e il capo del Cremlino non sembra intenzionato a scendere in pista, anzi si può ben dire che non intenda arretrare di mezzo passo. Nei 90 minuti di telefonata, il leader russo ha ribadito tutte le sue posizioni massimaliste, richiamando le “cause profonde” del conflitto (leggasi l’espansione orientale della Nato) e affermando che “una pace giusta e duratura sarà possibile solo se gli interessi della Federazione Russa verranno presi in considerazione appieno e senza alcuna condizione” (leggasi, la cessione dell’intero Donbass, anche la parte che Mosca non sta riuscendo a controllare).
Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha liquidato l’iniziativa sostenendo che i due interlocutori non avessero portato nulla di nuovo e che il loro fine fosse soprattutto quello di cercare un posto ai colloqui.
Nessuna apertura, dunque, da una conversazione che Stubb ha comunque definito “franca e sostanziale”. Il finlandese ha ammesso che le posizioni espresse da Putin non hanno riservato sorprese ma ha anche sottolineato che l’esito del conflitto avrà conseguenze dirette sulla sicurezza europea. Støre ha confermato ciò che è evidente da un pezzo, e cioè che “ci sono grandi divergenze di punti di vista” con Putin.
La telefonata ha riacceso le divisioni europee
In definitiva, l’esito più concreto della telefonata dei due leader nordici è stato quella di mettere (di nuovo) in evidenza le divisioni europee su chi debba trattare con Mosca. Il colloquio era stato concordato con Kiev e faceva seguito agli incontri diplomatici di Oslo del 20 ottobre con gli Stati Uniti, e sembra che il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ne sia stato avvisato. Ma l’iniziativa non è stata apprezzata dalle altre capitali europee, che dall’invasione dell’Ucraina hanno mirato a isolare la Russia, per principio e per indebolirla.
Una strategia che però sta diventando sempre meno sostenibile: con un presidente degli Stati Uniti che sta di nuovo legittimando Putin e che preme per una conclusione del conflitto a scapito dell’Ucraina- puntando a stringere un accordo senza Bruxelles –, gli europei rischiano seriamente di veder decidere il destino del Continente sopra le proprie teste, e di doverne pagare il prezzo in termini economici e di sicurezza senza aver avuto voce in capitolo.
Meloni: “L’Europa non può perdere ulteriore terreno”
Da mesi quindi si discute di un possibile ‘inviato speciale’ che parli con Putin: sono stati fatti i nomi dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, gradito a Mosca, e proprio in questi giorni anche quello di Giorgia Meloni. Ma non c’è accordo sul nome. Dopo la telefonata dei due leader nordici, la premier italiana ha ribadito la necessità di “designare al più presto, e in modo condiviso, una o più personalità con un chiaro mandato a parlare a nome dell’Europa”, come già sottolineato in occasione del Consiglio del 16 ottobre. “L’Europa non può permettersi di perdere ulteriore terreno“, avvisa Roma.
Scontento anche il primo ministro svedese Ulf Kristersson, secondo cui la pace deve arrivare attraverso la “forza” piuttosto che attraverso l’”appeasement” verso Mosca. “La mia impressione è che tutti vogliano la pace, tranne Putin stesso. Nutro aspettative piuttosto basse per questo tipo di dialogo“, ha dichiarato al quotidiano nazionale DN.
Lo stesso scetticismo è stato espresso dalla premier danese Mette Frederiksen, che ha sottolineato come la telefonata di Oslo ed Helsinki non sia stata concordata: “Onestamente non so cosa pensino di poter ottenere questi due Paesi con questa iniziativa“, ha detto, aggiungendo di credere che “dovremmo mantenere l’Europa unita piuttosto che agire da soli“.
Asciutto il commento della Commissione europea, attraverso la portavoce Paula Pinho: “Prendiamo atto della telefonata, che si è svolta esclusivamente su base bilaterale. Questi negoziati si stanno svolgendo in formati, luoghi e livelli diversi, coinvolgendo capi di Stato e di governo, ministri, alti diplomatici e funzionari. L’Ue è coinvolta”.
Per Trump a breve un incontro tra Zelensky e Putin
Dal canto suo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, informato dai due leader subito dopo la telefonata, li ha ringraziati per l’impegno diplomatico. “La Finlandia e la Norvegia, in quanto Paesi confinanti con la Russia, hanno un interesse particolare in accordi di sicurezza solidi e affidabili”, ha spiegato il leader, aggiungendo che Helsinki e Oslo “dimostrano di voler aprire un altro canale di comunicazione, in modo che l’Europa possa ricevere informazioni non solo tramite gli Stati Uniti e la Russia possa venire a conoscenza di determinate cose direttamente”.
E a proposito di Stati Uniti, Trump ha detto che a breve verrà organizzato un incontro tra Zelensky e Putin, ma non c’è nulla di concreto in questa affermazione che, se invece venisse confermata, sarebbe esplosiva.
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