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Note spese? 1 lavoratore su 5 rinuncia a chiedere rimborsi per timore di essere giudicato

Redazione Universonotizie.it Da Redazione Universonotizie.it
19 Giugno 2026
in Lavoro
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Note spese? 1 lavoratore su 5 rinuncia a chiedere rimborsi per timore di essere giudicato
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(Adnkronos) – Nel business travel il problema non è soltanto il rispetto delle policy aziendali. Sempre più spesso è il contrario: dipendenti che rinunciano a chiedere il rimborso di spese legittime per timore di essere giudicati o di apparire eccessivamente costosi agli occhi dell'organizzazione. Secondo l'ottava edizione della Sap Concur global business travel survey, un lavoratore italiano su cinque (20%) dichiara di aver evitato almeno una volta nell'ultimo anno di presentare una spesa pienamente legittima per non attirare attenzioni indesiderate. Un fenomeno che si potrebbe definire 'ansia da rimborso': una forma di autocensura finanziaria che non genera risparmio reale per l'azienda, ma produce inefficienze, frustrazione e un rapporto meno trasparente tra organizzazione e collaboratori. I motivi sono prevalentemente reputazionali. Il 15% teme di essere considerato un dipendente troppo costoso, il 14% evita di apparire più spendaccione rispetto ai propri colleghi. Ma la rinuncia assume anche una forma preventiva: il 24% non presenta spese che potrebbero portarlo oltre il budget approvato per la trasferta, mentre il 19% rinuncia a priori perché ritiene improbabile ottenere l'approvazione. In tutti i casi, il risultato è lo stesso: spese sostenute nell'interesse dell'azienda che rimangono a carico del dipendente. L'ansia da rimborso convive, non senza contraddizioni, con una diversa forma di distanza dalle regole. Il 29% dei viaggiatori d'affari italiani ammette di aver aggirato almeno una volta le policy aziendali relative a viaggi e spese: una percentuale significativamente inferiore rispetto alla media globale, ma non trascurabile. Tra i comportamenti più frequenti emergono l'utilizzo di sconti aziendali per viaggi personali (14%), la presenza di accompagnatori non dipendenti durante una trasferta (14%) e il prolungamento di viaggi di lavoro senza ricorrere a ferie o senza informare il proprio responsabile (9%).  I due fenomeni – rinuncia al rimborso e aggiramento delle regole – sembrano opposti, ma condividono la stessa radice: policy poco chiare, percepite come arbitrarie o difficili da interpretare. Lo conferma il dato più rilevante dell'indagine: il 45% dei viaggiatori italiani ritiene che molte regole aziendali siano sufficientemente elastiche da consentire interpretazioni differenti. Quando le policy lasciano spazio all'ambiguità, i comportamenti divergono, e lo fanno in entrambe le direzioni. “Quando si parla di note spese – commenta Andrea Piccinelli, head of Sap Concur Italia – spesso l'attenzione si concentra esclusivamente sui casi di abuso o mancata compliance. I nostri dati raccontano una realtà più complessa. Molti dipendenti rinunciano a chiedere rimborsi perfettamente legittimi perché temono di essere giudicati o di creare una percezione negativa. Questo genera inefficienze, frustrazione e un rapporto meno trasparente tra azienda e collaboratori. Le organizzazioni hanno bisogno di policy chiare, facilmente comprensibili e supportate da strumenti digitali che aiutino le persone a capire immediatamente cosa è consentito e cosa no. La compliance non si costruisce soltanto con i controlli, ma soprattutto attraverso fiducia, trasparenza e una buona esperienza per il dipendente”. Il problema, in sintesi, non è solo chi spende troppo. E’ un sistema in cui regole percepite come opache producono comportamenti difformi nelle due direzioni: chi eccede nell'interpretazione e chi si autolimita oltre il necessario. Secondo Sap Concur, integrare policy, workflow approvativi e gestione delle spese all'interno di piattaforme digitali strutturate riduce l'ambiguità alla fonte e con essa gli abusi e l'autocensura finanziaria che oggi pesa, in silenzio, su molti professionisti in trasferta. 
—lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronoslavoro
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