(Adnkronos) – La mappa di densità delle cavità sotterranee di Roma, aggiornata al 2026, evidenzia come oltre 100 km2 del territorio dell’Urbe sono interessati dalla presenza di vuoti sotterranei; quasi 61 km2 risultano in aree ad elevata densità di cavità. E’ quanto emerge dall’aggiornamento della Carta delle Cavità Sotterranee di Roma, a cura del Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia dell’Ispra in collaborazione con l’Istituto Di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Cnr e l’Università Tuscia di Viterbo, presentata oggi nel Parco Naturale dell’Appia Antica. Le zone a maggiore densità di cavità – spiega Ispra in una nota – risultano concentrate nei municipi I, II, IV, V e VIII, in corrispondenza delle principali aree storicamente interessate dallo sfruttamento delle pozzolane e dei tufi e dalla presenza di sistemi catacombali. Al contrario, i settori nordoccidentali e occidentali del territorio urbano risultano caratterizzati da una minore concentrazione di cavità, in relazione alla diversa natura litologica dei terreni affioranti e alla minore intensità delle attività estrattive. Complessivamente sono stati raccolti circa 5.600 dati puntuali (che indicano la presenza di una cavità di cui non se ne conosce l’estensione), 1.600 dati lineari (che indicano lo sviluppo di cunicoli sotterranei) e poligonali (che rappresentano l’ingombro generale di una cavità o l’esatta planimetria), relativi a diverse tipologie di cavità sotterranee: cave, catacombe, ipogei, cunicoli idraulici e infrastrutture sotterranee riferiti a un’area di circa 350 km2 del territorio urbano di Roma caratterizzata dalla presenza di sistemi ipogei. Lo studio rappresenta un aggiornamento della carta realizzata da Ispra nel 2017, in collaborazione con Roma Capitale e con le associazioni speleologiche Roma Sotterranea e Sotterranei di Roma. I dati utilizzati derivano dall’integrazione di fonti bibliografiche, archivi cartografici storici, cartografie archeologiche e indagini dirette sul campo. Perché Roma? "La città insiste su una complessa rete di cavità sotterranee di origine antropica, la cui estensione complessiva risulta tuttora solo parzialmente conosciuta – spiega Ispra – Tali cavità sono il risultato delle attività di escavazione e sfruttamento del sottosuolo che si sono susseguite, con diversa intensità, per oltre 2000 anni, dall’epoca romana fino alla metà del XX secolo. La presenza di questi vuoti rappresenta uno dei principali fattori scatenanti gli sprofondamenti (sinkholes antropogenici) che interessano il contesto urbano romano". Per Maria Alessandra Gallone, presidente Ispra e Snpa, "conoscere il sottosuolo della Capitale significa comprendere una parte fondamentale della sua identità, della sua storia e del suo futuro. Sotto le strade, gli edifici e i monumenti di Roma si estende un patrimonio straordinario, frutto di secoli di stratificazioni storiche e trasformazioni urbanistiche. La conoscenza approfondita del sottosuolo non rappresenta soltanto un'esigenza scientifica e tecnica, ma costituisce uno strumento indispensabile per dotare la città di una maggiore capacità di programmare il proprio sviluppo, prevenire criticità e valorizzare risorse spesso invisibili ma di enorme valore culturale, storico e ambientale”.
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