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Il Ppe a Zagabria traccia la rotta di legislatura: sicurezza, competitività e demografia al centro

Redazione Universonotizie.it Da Redazione Universonotizie.it
20 Ottobre 2026
in Europa
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Il vertice del Partito popolare europeo riunito a Zagabria il 30 e 31 gennaio segna molto più di un momento di coordinamento tra leader. Con l’adozione di due documenti politici – “Le nostre priorità per il 2026” e la dichiarazione sul “Rinnovamento demografico” – i popolari europei definiscono una piattaforma strategica per gli ultimi anni della legislatura e, al tempo stesso, lanciano un messaggio chiaro sul futuro dell’Unione: meno ideologia, più potere, più realismo, più sovranità.

Il quadro in cui matura questa linea è quello di una pressione geopolitica crescente: guerra in Ucraina, instabilità nel vicinato meridionale, competizione sistemica con Stati Uniti e Cina, crisi del multilateralismo e fragilità strutturali interne all’Unione. È su questo sfondo che il PPE rivendica il ruolo di forza di governo del continente, chiamata a “riportare la politica nella realtà dei cittadini”, come ha sottolineato il presidente Manfred Weber.

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Dall’autonomia strategica alla “indipendenza europea”

Il primo documento programmatico parte da una diagnosi netta: l’Europa non riesce ancora a proiettare potere in modo coerente perché resta intrappolata in dipendenze economiche, tecnologiche e di sicurezza. Da qui l’idea-chiave dell’“indipendenza europea”, che non viene declinata in senso autarchico, ma come capacità di scelta autonoma in un mondo sempre più conflittuale.

La priorità è la competitività economica, letta esplicitamente come leva per abbassare il costo della vita e contrastare il populismo. Il PPE indica una svolta regolatoria: semplificazione normativa, riduzione degli oneri burocratici, revisione degli strumenti ambientali ritenuti penalizzanti per l’industria. È in questo quadro che vanno letti i riferimenti alla revisione dell’Ets, del Cbam, delle normative sulla natura e al superamento del divieto sui motori a combustione interna dal 2035, presentato come simbolo di una nuova fase più pragmatica.

L’industria – dall’automotive all’acciaio, dalla chimica alle tecnologie pulite – torna a essere architrave politica, insieme a un rilancio dell’agenda commerciale come strumento geopolitico: Mercosur, India, Sud-Est asiatico, Africa. Non solo crescita, ma diversificazione delle catene di approvvigionamento e riduzione delle vulnerabilità strategiche.

Sicurezza a 360 gradi: difesa, cyberspazio, ordine interno

Il secondo pilastro della linea Ppe è la sicurezza, intesa in senso ampio. La Russia viene definita una minaccia strutturale e il sostegno all’Ucraina resta “incondizionato”, con l’obiettivo di una pace giusta e garantita. Ma il salto politico è l’idea di una nuova strategia europea di sicurezza, compatibile con la Nato ma più autonoma nelle capacità.

Il documento insiste sul mercato europeo della difesa, sugli acquisti congiunti e su quattro progetti bandiera: difesa anti-drone, sorveglianza del fianco orientale, scudo aereo e spaziale. La logica è chiara: trasformare la frammentazione europea in massa critica industriale e militare.

Accanto alla dimensione esterna, cresce l’attenzione alla sicurezza interna: disinformazione, interferenze straniere, guerra digitale, criminalità organizzata. Il rafforzamento di Europol, l’applicazione rigorosa del Dsa e il riconoscimento del ruolo delle forze di polizia segnano un approccio più “law and order”, coerente con la linea sui confini e sulla migrazione.

Confini e migrazione: meno ambiguità, più controllo

Sul dossier migratorio il Ppe rivendica risultati concreti, citando il calo delle traversate illegali e ponendo l’accento su rimpatri, Paesi terzi sicuri e rafforzamento di Frontex. Il messaggio politico è netto: no alle regolarizzazioni di massa, sì a una migrazione legale, ordinata e controllata. È una linea che mira a intercettare l’elettorato moderato sensibile alla sicurezza, sottraendo spazio alle destre radicali senza adottarne il linguaggio.

La demografia come “terza grande transizione”

La vera novità politica emersa da Zagabria è però la centralità assegnata alla demografia, elevata dal Ppe a questione strategica di primo livello. Nel documento promosso dalla Croazia, il calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione non vengono più trattati come un problema sociale settoriale, ma come una variabile decisiva per la competitività economica, la sostenibilità dei sistemi di welfare e il peso geopolitico dell’Unione.

I popolari parlano apertamente di una “terza grande transizione europea”, accanto a quella verde e digitale, avvertendo che senza un rinnovamento demografico l’Europa rischia di diventare un continente più povero, più fragile e meno capace di difendere i propri interessi e valori. Da qui la richiesta di una Strategia europea per la demografia, integrata nel Semestre europeo, nella politica di coesione e nella programmazione di bilancio, con valutazioni di impatto demografico sulle principali iniziative legislative. La linea del PPE punta su un approccio strutturale: sostegno stabile a famiglie e genitorialità, politiche per la casa e i servizi per l’infanzia, conciliazione tra lavoro e vita privata, valorizzazione dell’invecchiamento attivo e attrazione dei talenti.

L’immigrazione viene riconosciuta come fattore complementare, ma non sostitutivo, del rinnovamento interno, ribadendo la necessità di controllo dei flussi e integrazione effettiva. In questa impostazione, la demografia diventa così non solo una leva economica, ma anche un tema identitario e di lungo periodo, legato alla capacità dell’Europa di credere nel proprio futuro.

Tajani, ‘vogliamo Europa più democratica e vicina a cittadini’

Dalla riunione di Zagabria “parte un messaggio forte: il partito popolare europeo è la prima forza in Europa, dove i cristiano-democratici hanno un ruolo di guida politica. Vogliamo che l’Europa sia più democratica e vicina ai cittadini, dando più potere al Parlamento europeo”. Così in un post su X il ministro degli Esteri e leader di Fi, oltre che vice presidente del Partito popolare europeo, Antonio Tajani, per il quale “è necessario il completamento del mercato interno, importante per il rilancio della nostra economia e lavorare per una semplificazione burocratica”.

“Un grande mercato ha bisogno dell’armonizzazione fiscale, dobbiamo avere un mercato unico per l’energia”, ha esortato ancora Tajani, ricordando che “anche il vertice italo-tedesco che si è tenuto a Roma è stato un esempio della priorità che attribuiamo alla nostra competitività per favorire imprese e lavoratori”. “Più crescita demografica significa sostenere il sistema economico e difendere la nostra identità!”, ha sottolineato infine.

Valori e politica estera: il caso Venezuela

Il vertice di Zagabria ha avuto anche una dimensione simbolica, con l’intervento in videocollegamento della dissidente venezuelana María Corina Machado. Con il riferimento alla repressione del regime e alla vicenda di Nicolás Maduro il Ppe vuole definirsi attore globale valoriale, impegnato a sostenere democrazia e libertà oltre i confini europei.

Una piattaforma di governo, non un manifesto elettorale

Nel complesso, i documenti di Zagabria delineano un Ppe che si propone come partito della responsabilità in una fase di transizione storica. Meno promesse, più strumenti; meno moralismo, più potere; meno frammentazione, più decisione. È una linea che parla tanto agli elettori quanto alle istituzioni, e che mira a orientare concretamente l’azione dell’Unione nei prossimi anni, in vista anche del nuovo ciclo politico post-2029.

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Politics

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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