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Energia, rinnovabili soluzione per caro bollette. Ora cruciale la partita sull’idroelettrico

Redazione Universonotizie.it Da Redazione Universonotizie.it
3 Marzo 2025
in Sostenibilità
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Energia, rinnovabili soluzione per caro bollette. Ora cruciale la partita sull’idroelettrico
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(Adnkronos) – Archiviato il decreto bollette, il Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e per il PNRR, Tommaso Foti, ha già introdotto il prossimo punto che potrebbe essere messo sotto la lente dal Governo di Giorgia Meloni: le concessioni idroelettriche. Tutto parte da un concetto emerso in maniera chiara nel corso del dibattito che ha portato a elaborare le misure del decreto bollette: il Paese ha grande necessità di rinnovabili. Le misure varate venerdì 28 febbraio dal Governo prevedono interventi per circa 3 miliardi di euro indirizzati ad aiutare famiglie e piccole e medie imprese. Un intervento necessario, ma che non cambia la situazione strutturale dell’Italia, che paga un mix energetico insufficiente. Per questo si deve guardare alle concessioni idroelettriche, in parte scadute e in parte in scadenza, che l’Italia dovrebbe assegnare attraverso gara diventando di fatto il primo Paese ad aprire un mercato così strategico al possibile intervento di fondi esteri. Foti ha sottolineato che il Governo sta lavorando a un’opzione diversa: concedere il prolungamento della concessione in cambio di piani di investimenti da parte dei concessionari. Un percorso che potrebbe sbloccare investimenti fino a 15 miliardi, che avrebbero ricadute positive per i territori e per le bollette degli italiani. 
Bollette che restano un problema. E per questo si è reso necessario l’ultimo decreto, che è stato accompagnato da un serrato confronto tra parti politiche, al quale ha partecipato anche una parte delle aziende di Confindustria. Il punto della situazione lo ha fatto Giovanni Pons su Repubblica evidenziando come nonostante l’Italia produca circa il 40% della propria energia da fonti rinnovabili, non sia in grado di garantire prezzi più bassi in momenti di tensioni internazionali, a causa della sua eccessiva dipendenza dal gas. La soluzione tanto invocata in queste settimane, il cosiddetto 'disaccoppiamento dei prezzi' (cioè la modifica del meccanismo che lega i prezzi delle diverse fonti) è impraticabile, in quanto il meccanismo è uguale in tutta Europa. Anche l’Agenzia per la Cooperazione fra i Regolatori dell’Energia (Acer) ha sollevato perplessità sull’efficacia di soluzioni simili, e paesi come la Spagna e il Portogallo le hanno abbandonate perché ottenevano effetti opposti a quelli sperati. Nella sua analisi, Repubblica ha tirato in qualche modo le orecchie anche alle aziende che consumano grandi quantità di energia, i cosiddetti 'energivori', che hanno impattato sul dibattito pubblico chiedendo in maniera insistente interventi urgenti nonostante, fa notare Pons, da anni ricevano ingenti aiuti per le loro società. Sussidi peraltro pagati con le bollette degli italiani. Tra i nomi citati nell’articolo compare quello di Antonio Gozzi, numero uno di Duferco, società che opera nell’acciaio ma che soprattutto registra la maggior parte degli utili del gruppo proprio tramite il trading di energia. Repubblica quindi mette in evidenza il paradosso per cui una società che fa profitti attraverso l’energia poi si lamenta di non avere abbastanza aiuti dal Governo. Anche Elettricità Futura, che in Confindustria rappresenta le società elettriche, ha partecipato al dibattito, ponendo l’accento sulle rinnovabili, la cui produzione andrebbe aumentata per ridurre la dipendenza dal gas e impattare positivamente sul costo delle bollette. Elettricità Futura ha anche spiegato come l’efficientamento degli impianti esistenti e contratti a medio termine per acquistare energia prodotta da rinnovabili possano essere una soluzione per le imprese per ridurre l’impatto sui loro bilanci delle spese per energia. Che però le priorità del Paese siano altre lo ha spiegato in maniera chiara la CGIA di Mestre, secondo cui famiglie e piccole e medie imprese sono le categorie che subiscono maggiormente l’effetto dei rincari. Le PMI pagano l’energia 2,5 volte di più rispetto alle grandi aziende mentre 2,4 milioni di famiglie si trovano in quella che viene definita povertà energetica. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronossostenibilita
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