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“Dottoressa lei rimane?”, storia di Eugenia medico di famiglia nel cuore delle Alpi

Redazione Universonotizie.it Da Redazione Universonotizie.it
8 Febbraio 2025
in Salute
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“Dottoressa lei rimane?”, storia di Eugenia medico di famiglia nel cuore delle Alpi
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(Adnkronos) – Eugenia Stoppani ha 30 anni ed è rimasta sulla carta l'unico medico di famiglia di Grosio, comune di poco più di 4mila anime nel cuore della Valtellina. "Fino all'anno scorso – racconta all'Adnkronos Salute – c'erano altri due colleghi, che però sono andati in pensione. E poi è arrivato un altro collega che però fa ambulatorio anche su un ambito differente, per cui di fatto c'è solo un paio di giorni a settimana in paese. In tutto il nostro territorio", che fa parte di una comunità montana, "c'è una grossa carenza di medici, e quando sono andati via gli altri due colleghi, tanti pazienti sono rimasti 'a piedi'", scoperti. "Quindi in questo periodo, sostanzialmente dall'estate, è stato istituito un ambulatorio temporaneo a Tirano, che è il vicino paese un po' più grande, a una quindicina di chilometri. Ci sono pazienti che vanno lì, ma a me in realtà poi capita anche di vedere alcuni di questi pazienti senza medico perché fanno fatica a spostarsi e andare a Tirano, soprattutto gli anziani".  
Quella di Eugenia è una storia comune a diverse realtà d'Italia. Le zone più isolate, impervie, periferiche della Penisola stanno infatti soffrendo particolarmente lo spopolamento degli studi della medicina di famiglia, per effetto dei pensionamenti e dell'impossibilità di garantire un turnover con nuove leve, viste le carenze ancora presenti e le crisi di vocazione. Criticità che potrebbero portare a una riforma, sui cui attualmente il dibattito è molto acceso. Cosa vuol dire essere medico in un piccolo comune stretto fra le Alpi? "Ci sono tante situazioni diverse, famiglie anche numerose che possono seguire di più i genitori quando l'età avanza, però ci sono anche tanti anziani soli che fanno più fatica. Da noi gli spostamenti sono più complicati: c'è la corriera, però non arriva il treno, per esempio. Tanto che alcuni dei pazienti che sono rimasti senza medico magari vengono da me, mi chiamano" per alcune esigenze "proprio perché è difficile per loro andare nell'ambulatorio temporaneo. Un'altra cosa di cui sentono la mancanza è avere un proprio medico. Perché è chiaro che nell'ambulatorio dove si alternano vari medici che hanno dato le disponibilità, potresti non trovare sempre lo stesso dottore".  Eugenia è arrivata a Grosio a coprire un posto che era rimasto scoperto, "per il quale negli anni precedenti si erano susseguiti una serie di incaricati, ragazzi giovani in attesa della specialità che rimanevano pochi mesi. Quando sono arrivata – sorride – la preoccupazione principale di tutti i pazienti, e la domanda più frequente era: 'Dottoressa lei rimane, vero?' Perché erano terrorizzati dall'idea di dover cambiare un'altra volta, dover nuovamente conoscere il medico, e così via. Avere qualcuno che li conosce chiaramente per loro è una sicurezza in più".  Eugenia ha iniziato a Grosio nel febbraio del 2021, durante la pandemia Covid. Da allora sono trascorsi 4 anni. Poiché stava frequentando il corso di formazione, è partita con un numero ridotto di pazienti, 650 per poi aumentare: "Ho finito il corso a ottobre del 2023 e da quel momento in poi sono massimalista". Ha quindi 1.500 assistiti, 1.600 con quelli in deroga. La sua giornata tipo? "Abbastanza" piena, racconta, anche se il carico "varia da giornata a giornata, e dipende un po' dalle necessità dei pazienti, dagli orari dell'ambulatorio che apro tutti i giorni ed è quasi sempre pieno". Non avendo personale di segreteria o di studio "devo fare un po' tutto da sola, quindi rispondere al telefono, alle mille chiamate, ai messaggi, alle email". E poi ci sono "le visite domiciliari. Anche perché avevo dato disponibilità a eseguirle pure per l'ambulatorio temporaneo che c'è a Tirano. Siamo io e un altro collega e le facciamo a settimane alterne".  Finita la giornata Eugenia torna a Tirano, dove vive. La dottoressa si è abilitata proprio nel periodo del Covid, ha cominciato con delle sostituzioni di medici, e poi "il lavoro mi è piaciuto – ripercorre – Vedi un po' di tutto perché chiaramente da noi si presentano con qualsiasi tipo di problema, puoi avere un rapporto con i pazienti. Una volta che li conosci spesso hai in carico un po' tutta la famiglia, impari a capirli, a capire le loro dinamiche". "Il bello di questo mestiere? Vedere che le persone spesso si affidano proprio tanto alla tua figura, soprattutto in condizioni un po' difficili, magari quando ci sono degli anziani che bisogna andare a vedere a domicilio, in periodi anche di fine vita. E allora si sta insieme, si dà un pochino di supporto e li si aiuta a navigare nelle varie complessità che affrontano. E loro poi questa cosa la apprezzano e te lo fanno capire".  La prossimità del medico "nei paesi, secondo me, è fondamentale, perché ce ne sono tante di persone che fanno fatica, perdere questa presenza sul territorio sarebbe un problema. Il rischio è che poi la gente non si curi, perché magari non riesce ad accedere a un servizio". (di Lucia Scopelliti) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronossalute
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