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Dazi, Riccardi (Ccic): “Cina mercato primario per aziende italiane per diversificare export”

Redazione Universonotizie.it Da Redazione Universonotizie.it
7 Aprile 2025
in Lavoro
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Dazi, Riccardi (Ccic): “Cina mercato primario per aziende italiane per diversificare export”
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(Adnkronos) – I dazi imposti da Donald Trump stanno rendendo necessario rivedere le strategie commerciali globali. E fermo restano l'obiettivo di negoziare con gli Stati Uniti per limitare gli effetti negativi, la Cina, con la sua crescente classe media, offre opportunità in alcuni settori dove le imprese italiane potrebbero diversificare le loro esportazioni, tanto che la maggioranza delle aziende italiane nel Paese considera la Cina un mercato di primaria importanza nelle strategie di sviluppo globale di gruppo. Ne è convinto Lorenzo Riccardi, presidente Camera di commercio Italiana in Cina, intervistato da Adnkronos/Labitalia.
 In che modo crede che cambieranno i rapporti tra Cina e Italia, e l’Ue, dopo i dazi di Trump? I dazi imposti da Trump hanno reso necessario rivedere le strategie commerciali globali. Queste misure impattano sulle esportazioni dall’Europa verso il resto del mondo e per questo l'Italia e l'UE, cercano di diversificare i propri mercati. L'Italia guarda ai paesi emergenti extra-UE e con una presenza solida nei propri settori strategici può mitigare gli effetti negativi dei dazi, promuovendo mercati come la Cina. La situazione richiede una gestione attenta delle politiche commerciali, con l'obiettivo di negoziare con gli Stati Uniti per limitare gli effetti negativi ma anche di rafforzare i legami con Pechino, motore dell’Asia che è la più grande regione per demografia, valore economico e rapidità di crescita. Quali sono oggi i numeri dell'interscambio tra Italia e Cina? Nel 2024, le statistiche delle dogane cinesi mostrano un volume di scambi pari a 72 miliardi di dollari statunitensi, con esportazioni italiane che ammontano a 26 miliardi di dollari e importazioni pari a 46 miliardi di dollari, con una crescita del commercio aggregato e una riduzione dell’export. L'interscambio tra Italia e Cina continua a mantenere una dinamica positiva, nonostante alcune fluttuazioni. Secondo i dati Istat di febbraio 2025, il commercio bilaterale nei primi due mesi ha raggiunto un valore di 11,5 miliardi di euro, con un incremento del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Quali sono i settori in cui le imprese italiane operano maggiormente in Cina e come sta andando il loro business? Le imprese italiane operano prevalentemente in settori ad alta qualità e contenuto tecnologico, come meccanica e ingegneria, automotive, moda e design, alimentare e sanità. Questi settori, in particolare, sono ben accolti nel mercato cinese, grazie alla crescente domanda di prodotti di alta gamma e al prestigio associato al Made in Italy. Le aziende italiane promuovono le loro specializzazioni e brand noti, come nel caso delle auto di lusso o delle eccellenze agroalimentari. Il mercato cinese rimane strategico per molte imprese italiane, soprattutto per chi ha investimenti di lungo periodo e conosce a fondo il mercato domestico. 
Ci sono dei settori in cui il mercato cinese potrà sostituire quello statunitense per le imprese italiane?
 La Cina, con la sua crescente classe media, offre opportunità in alcuni settori dove le imprese italiane potrebbero diversificare le loro esportazioni. Tra i principali prodotti esportati dall’Italia verso la Cina troviamo i prodotti tessili e dell’abbigliamento, che rappresentano una quota importante dell’export, i macchinari e apparecchiature di vario genere, un settore strategico che riflette l’eccellenza tecnologica italiana. Anche le sostanze e i prodotti chimici rivestono un ruolo significativo, fornendo materiali essenziali per diversi comparti industriali. Infine, gli articoli farmaceutici, chimico-medicinali completano il quadro, rappresentando un segmento di crescente rilevanza per la salute e la cosmetica. Se paragoniamo l’export italiano verso gli Usa e verso la Cina questi flussi hanno caratteristiche analoghe in ambito merceologico; in base ai dati Istat 2024, nelle esportazioni dall’Italia verso gli Stati Uniti prevale il settore dei macchinari (19,8%), farmaceutica (15,5%), mezzi di trasporto (12,3%), alimentare (12%), tessile (8,6%) mentre le esportazioni verso la Cina vedono abbigliamento (26,4%) macchinari (23,3%), farmaceutica (13,8%), altre attività manifatturiere (6%) e mezzi di trasporto (5,7%). Avete già sentore di aziende italiane che si stanno muovendo in tal senso? In base ad un sondaggio di marzo 2025 condotto dalla Camera di Commercio Italiana in Cina, la maggioranza delle aziende italiane nel Paese considera la Cina un mercato di primaria importanza nelle strategie di sviluppo globale di gruppo. Il 31% pianifica investimenti in ricerca e sviluppo, con un focus su trasformazione digitale e sostenibilità, mentre il 30% intende consolidare le catene di approvvigionamento locali e il 45% punta a potenziare i canali di distribuzione, includendo piattaforme e-commerce. Questi elementi indicano che le società italiane in Cina promuovono un consolidamento della propria presenza attraendo nuovi progetti nella filiera domestica. I vantaggi evidenziati sono legati alla dimensione del mercato, alle prospettive di crescita e all’interesse per prodotti Made in Italy. Le visite ufficiali che si sono susseguite negli ultimi mesi con il ministro Uso, la premier Meloni, il presidente Mattarella e il presidente del Senato La Russa potrebbero aumentare le opportunità per le aziende italiane in un paese come la Cina dove politica ed economia sono strettamente correlate. Invece quali saranno gli effetti della replica cinese ai dazi Usa? La Cina ha risposto ai dazi statunitensi con l’imposizione di tariffe del 34% su beni americani, a partire dal 10 aprile, colpendo in particolare il comparto agricolo. Parallelamente, ha avviato un ricorso all’Organizzazione mondiale per il commercio, contestando la legittimità delle misure USA. La reazione cinese punta a difendere il proprio ruolo nel commercio multilaterale e a mantenere margini negoziali aperti; Pechino è il primo esportatore al mondo, mentre Washington è il primo importatore. A fronte di una contrazione delle relazioni economiche UE-Usa e Cina-USA, potrebbe aumentare il volume di scambi e dei rapporti negli investimenti tra Bruxelles e Pechino e in questo contesto va menzionato il rinnovo del partneriato strategico che la Cina ha da poco siglato con l’Italia mediante un piano d’azione che promuove diverse aree di cooperazione, tra cui commercio, sanità, innovazione, e finanza. (di Fabio Paluccio)    —lavoro/datiwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronoslavoro
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