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Madri con assegno di invalidità: chi ha figli può andare in pensione di vecchiaia fino a 16 mesi prima

Redazione Universonotizie.it Da Redazione Universonotizie.it
3 Novembre 2026
in Attualità
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Madri con assegno di invalidità: chi ha figli può andare in pensione di vecchiaia fino a 16 mesi prima
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Per molte madri lavoratrici la trasformazione dell’assegno di invalidità in pensione di vecchiaia avviene senza che debbano fare nulla. Ma coloro che vogliono andare in pensione in anticipo devono presentare in tempo una specifica istanza, altrimenti decadono dal beneficio.

Lo ha chiarito l’Inps con il messaggio n. 3527 del 2 novembre 2026, rivolto alle lavoratrici madri titolari di assegno ordinario di invalidità (Aoi) liquidato con il sistema contributivo, prossimo alla trasformazione in pensione di vecchiaia.

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Cosa prevede la norma

Il riferimento è la legge 335/1995, che riconosce alle madri lavoratrici nel sistema contributivo un anticipo dell’età per la pensione di vecchiaia, pari a quattro mesi per ogni figlio. Dal 2025, con la legge di bilancio (art. 1, comma 179, legge 207/2024), l’anticipo arriva a sedici mesi complessivi per chi ha quattro o più figli.

Le lavoratrici possono anche scegliere l’applicazione di un coefficiente di trasformazione maggiorato, che aumenta l’importo della pensione: l’età di accesso resta quella ordinaria, ma il calcolo usa il coefficiente di un’età più alta, di un anno con uno o due figli e di due anni con tre o più figli. Quale delle due strade convenga è una valutazione da fare caso per caso, anche con l’aiuto di un patronato.

Entro quando fare domanda

Il passaggio dall’assegno alla pensione è, di norma, automatico. Come chiarisce il messaggio Inps n. 2124 del 26 giugno 2026, l’Aoi è trasformato d’ufficio in pensione di vecchiaia in presenza dei requisiti e dopo la cessazione del rapporto di lavoro dipendente. Per i titolari di Aoi contributivo la trasformazione scatta:

  • al compimento dell’età pensionabile, con almeno 20 anni di contributi e una pensione non inferiore all’assegno sociale, oppure
  • a 71 anni (71 anni e 1 mese nel 2027, 71 anni e 3 mesi nel 2028), con almeno cinque anni di contribuzione effettiva, a prescindere dall’importo.

Nel caso dell’anticipo legato ai figli, invece, il beneficio va richiesto. Per l’Inps la lavoratrice deve presentare l’istanza entro il mese precedente la data di decorrenza della pensione di vecchiaia, individuata senza tenere conto del beneficio stesso.

Come spiegato dal messaggio 2124, senza una domanda presentata nei termini, il beneficio non può essere riconosciuto né con la trasformazione d’ufficio né successivamente con la ricostituzione della pensione.

Come si presenta la richiesta

Con il messaggio 2124 l’Istituto aveva indicato una soluzione provvisoria: presentare la domanda di trasformazione dell’Aoi in pensione di vecchiaia, specificando nelle note la tipologia di beneficio richiesto e il numero dei figli. Il messaggio 3527 completa il percorso con una procedura dedicata, denominata “Richiesta benefici lavoratrici madri – Trasformazione AOI in Pensione di Vecchiaia”.

La domanda si presenta in tre modi:

  • dal sito Inps, con identità digitale (Spid almeno di livello 2, Cns, Cie di livello 3 o eIDAS), seguendo il percorso “Pensione e Previdenza” > “Domanda di pensione” e poi l’area tematica “Domanda Pensione, Ricostituzione, Ratei, Certificazioni, Ape Sociale e Beneficio precoci”;
  • tramite i servizi telematici dei patronati;
  • attraverso il Contact Center Multicanale, al numero verde 803 164 da rete fissa o al 06 164164 da mobile.

Cosa cambia per la pensione

Se la richiesta viene accolta, l’Inps retrodata la decorrenza della pensione di vecchiaia. Le rate di assegno di invalidità già pagate per il periodo interessato vengono compensate, nei limiti della prescrizione, con le somme spettanti a titolo di pensione di vecchiaia. All’interessata viene liquidata l’eventuale differenza a credito. Questo meccanismo evita una doppia erogazione sullo stesso periodo: l’assegno viene revocato dalla nuova decorrenza e le somme già percepite si scalano da quanto dovuto come pensione.

—

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