Gli Stati Uniti stanno guidando un’iniziativa diplomatica per ripristinare rapidamente le vendite di gas naturale russo verso l’Europa attraverso i gasdotti che attraversano l’Ucraina. A rivelarlo è un’inchiesta del Wall Street Journal, secondo la quale la strategia americana mira a sbloccare un “cessate il fuoco energetico” tra Mosca e Kiev prima dell’inverno. Ma a Bruxelles esplode la protesta diplomatica: “È come la Monaco di Chamberlain”.
Il meccanismo della proposta: intermediari Usa e conti vincolati
Il quotidiano statunitense spiega che la proposta è stata avanzata a settembre nel corso dei colloqui riservati a Mosca e Kiev dagli inviati statunitensi Jared Kushner e Steve Witkoff, che nella capitale russa hanno incontrato l’inviato presidenziale Kirill Dmitriev. Il piano elaborato dalla Casa Bianca si articola su una precisa struttura finanziaria e commerciale: il gas naturale russo verrebbe venduto attraverso una società intermediaria statunitense per aggirare le sanzioni dell’Unione europea, creando al contempo un’opportunità di investimento redditizia per gli operatori americani; i proventi generati dalle vendite di gas all’Europa verrebbero depositati in un conto vincolato gestito in una giurisdizione terza, per impedire che il Cremlino possa impiegare direttamente tali risorse per finanziare la guerra.
Nella visione dei negoziatori americani, concedere a Mosca la riapertura del mercato energetico europeo rappresenterebbe per il presidente Vladimir Putin un forte incentivo a firmare una tregua. Contestualmente, il riavvio dei flussi permetterebbe all’Ucraina di incassare diritti di transito essenziali per le casse statali di Kiev.
La rete ucraina e la differenza con il Nord Stream
A differenza delle infrastrutture sottomarine del Mar Baltico, la rete di gasdotti risalente all’epoca sovietica che collega i giacimenti siberiani di Urengoi all’Europa centrale via Ucraina, Slovacchia e Austria (con l’hub di Baumgarten) può essere riattivata in tempi brevissimi. Volumi ridotti di gas hanno continuato a scorrere lungo questa tratta fino alla chiusura avvenuta nel gennaio 2025.
Al contrario, Nord Stream 1 e Nord Stream 2 richiederebbero tempi molto lunghi per un eventuale ripristino. Nord Stream 1 ha interrotto le forniture nell’agosto 2022, mentre Nord Stream 2 non è mai entrato in funzione; entrambi gli impianti sono stati gravemente danneggiati dalle esplosioni sottomarine del settembre 2022. Funzionari statunitensi rivelano che Washington considera la futura riapertura del Nord Stream come un tassello potenziale per un più ampio accordo di sicurezza con la Russia.
Questa linea rappresenta un’inversione di rotta rispetto al primo mandato di Donald Trump, quando Washington sanzionò il Nord Stream 2 nel 2019 accusando l’allora cancelliera tedesca Angela Merkel di rendere la Germania “prigioniera della Russia”. I diplomatici americani ritengono che l’errore di Berlino non sia stato il gasdotto in sé, ma l’aver stipulato l’intesa commerciale senza aver prima definito un quadro di sicurezza complessivo con Mosca.
Muro a Bruxelles: “Un baratto in stile Chamberlain”
L’iniziativa americana sta riscontrando una ferma opposizione nelle capitali europee. L’Europa ha fatto dell’indipendenza energetica dalla Russia principale messaggio internazionale di resistenza all’invasione Ucraina. La normativa dell’Unione europea prevede, infatti, il completo azzeramento degli acquisti di gas naturale russo entro la fine del 2027, e i governi dei principali Paesi membri rifiutano di ripristinare la dipendenza da un Paese considerato una minaccia strategica.
La posizione ufficiale dell’Ue esclude il ritorno al gas russo anche in presenza di un accordo di pace definitivo, rifiutandolo a maggior ragione all’interno di un precario cessate il fuoco. Il Commissario europeo per l’Energia, Dan Jørgensen, ha confermato in un’intervista a un’emittente ungherese che il divieto sulle importazioni deve rimanere permanente: “Non mi fiderei mai della Russia. Anche se domani ci fosse la pace”. Nelle cancellerie europee ascoltate dal Wall Street Journal i giudizi a porte chiuse sono estremamente duri. Un alto funzionario nordico ha affermato che l’acquisto di gas russo si oppone a tutto ciò che l’Europa rappresenta e un diplomatico di una primaria nazione europea ha accostato la proposta americana al trattato di Monaco del 1938 firmato da Neville Chamberlain (l’allora primo ministro britannico consentì alla Germania di Hitler di annettere parte della Cecoslovacchia nella speranza che ciò portasse alla pace: Hitler poco dopo conquistò anche il resto del Paese e attaccò la Polonia). L’accusa è che di sacrificare gli interessi ucraini in cambio di intese commerciali.
Stoccaggi in calo, crisi del gnl ed escalation militare
Secondo l’amministrazione statunitense, a far cambiare idea all’Europa ci penseranno le difficoltà energetiche ed economiche del Vecchio Contente: le riserve sotterranee di gas in Europa si attestano a circa il 75% della capacità, un dato inferiore alla media stagionale degli ultimi nove anni. A causa delle tensioni e delle operazioni militari legate all’Iran, i carichi di gas naturale liquefatto (gnl) provenienti dal Qatar rimangono bloccati nel Golfo Persico. Questo collo di bottiglia ha innescato un aumento dei prezzi energetici globali, che è costato all’Unione europea oltre 100 miliardi di euro aggiuntivi.
Inoltre, le città ucraine affrontano il rischio di gravi interruzioni di corrente e crisi umanitarie durante l’inverno, aggravate dal fatto che gli Stati Uniti hanno ridotto le forniture di intercettori Patriot a causa dei fabbisogni legati al conflitto in Medio Oriente. E in Germania, il partito Alternative für Deutschland ha posto il ripristino del gas russo a basso costo al centro della propria campagna elettorale.
Attualmente la Russia soddisfa solo l’11% del fabbisogno di gas europeo (contro il 45% antecedente al conflitto), mentre il gnl statunitense ne copre il 30%.
Attacchi alle raffinerie e vertice di Abu Dhabi
Il piano per il riavvio del gas era stato temporaneamente accantonato a ottobre, quando Kiev aveva sospeso per quasi due settimane gli attacchi droni contro le raffinerie russe su sollecitazione del presidente Trump, mentre Mosca inviava carichi di diesel verso gli Stati Uniti.
La tregua si è interrotta con il rilancio degli attacchi aerei ucraini contro tre importanti raffinerie russe nell’arco di tre giorni. Questa ripresa delle ostilità ha impresso nuova urgenza alla ricerca di un accordo energetico, in vista dei colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Russia e Ucraina previsti per metà novembre ad Abu Dhabi. Fino a questo momento, la Russia non ha accertato le proposte avanzate da Washington.
—
Politics
content.lab@adnkronos.com (Redazione)




