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Salute: negli sport acquatici è alto rischio ‘orecchio del surfista’, come proteggere l’udito

Redazione Universonotizie.it Da Redazione Universonotizie.it
17 Agosto 2026
in Salute
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Salute: negli sport acquatici è alto rischio ‘orecchio del surfista’, come proteggere l’udito
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(Adnkronos) – Con la stagione estiva torna la passione per gli sport acquatici: dal nuoto alla vela, dal windsurf al kitesurf fino al canottaggio. Se da un lato queste attività sono un ottimo alleato per la forma fisica, dall’altro l’esposizione prolungata all’acqua e al vento freddo può nascondere insidie per l’apparato uditivo. La più frequente è l’esostosi del canale uditivo esterno, un disturbo comunemente ribattezzato 'orecchio del surfista'. Si tratta di una progressiva e anomala crescita di tessuto osseo all’interno del condotto uditivo. Questa reazione di difesa dell’organismo, stimolata dal microclima umido e ventilato tipico degli sport d’acqua, porta a un progressivo restringimento del canale. I sintomi iniziali sono spesso subdoli: una fastidiosa sensazione di orecchio tappato dopo il bagno, ristagno d’acqua difficile da eliminare e otiti esterne ricorrenti. Nei casi più avanzati, l’ostruzione può compromettere la capacità uditiva. Per comprendere come prevenire questa patologia e godersi le vacanze in sicurezza, arrivano i consigli al professor Mario Turri Zanoni, primario dell’Otorinolaringoiatria dell’ospedale di Cantù e docente all’Università degli Studi dell’Insubria. Professore, che cos’è esattamente l’esostosi del condotto uditivo e perché viene chiamata 'orecchio del surfista'? Si riscontra spesso tra chi frequenta piscine, mare e lago? "L’esostosi del condotto uditivo esterno è una crescita benigna di osso che si sviluppa lentamente all’interno del canale uditivo. Non è un tumore, ma una vera e propria 'risposta di adattamento' dell’organismo all’esposizione cronica ad acqua fredda e vento. Per questo motivo viene definita 'orecchio del surfista': è – precisa – particolarmente frequente nei surfisti, ma può interessare anche velisti, kiters, canoisti, subacquei e nuotatori abituali, soprattutto se praticano attività in mare, al lago o comunque in acque fredde. Quindi, non basta fare qualche bagno durante l’estate. Il rischio aumenta soprattutto dopo anni di esposizione ripetuta a questi stimoli ambientali, anche se oggi vediamo casi sempre più frequentemente grazie alla crescente diffusione degli sport acquatici". Quali sono i primi campanelli d’allarme che uno sportivo non dovrebbe mai sottovalutare dopo una giornata in acqua? "I sintomi iniziali – continua Turri Zanoni – sono spesso molto sfumati e per questo vengono facilmente trascurati. I segnali più tipici sono la sensazione di orecchio tappato dopo il bagno; l’acqua che rimane 'intrappolata' nel condotto e fatica a uscire; episodi ripetuti di otite esterna con dolore all’orecchio; una riduzione dell’udito, inizialmente solo temporanea. Quando il canale uditivo esterno si restringe, anche una piccola quantità d’acqua o di cerume può ostruirlo completamente. Se questi episodi si ripetono, è consigliabile una visita otorinolaringoiatrica.  C’è una differenza tra la classica otite estiva da piscina e l’orecchio del surfista? Come si distinguono queste due condizioni? "Sì, sono due condizioni molto diverse, anche se possono coesistere. L’otite esterna – osserva Turri Zanoni – è un’infezione acuta della pelle del condotto uditivo esterno: compare rapidamente, provoca dolore intenso, talvolta secrezione anche maleodorante e il dolore peggiora quando si tocca il padiglione auricolare. L’esostosi, invece, è una modificazione anatomica cronica che si sviluppa nell’arco di molti anni. Di per sé spesso non genera dolore. Il problema è che restringendo il condotto uditivo esterno favorisce il ristagno di acqua e cerume, creando il terreno ideale per otiti ricorrenti. In altre parole, l’esostosi rappresenta spesso la causa predisponente per otiti acute estive ricorrenti.  Come avviene la diagnosi di esostosi in ambulatorio? È un esame doloroso o richiede indagini complesse? "La diagnosi è generalmente molto semplice. Durante la visita eseguiamo un’otoscopia, cioè osserviamo il condotto uditivo esterno con strumenti dedicati, oggi spesso utilizzando telecamere ad alta definizione che permettono anche di mostrare al paziente l’immagine dell’orecchio e del timpano. Si tratta di un esame rapido, indolore e che dura pochi minuti. Solo nei casi più avanzati, quando bisogna capire se è necessario eseguire un intervento chirurgico, richiediamo una Tc ad alta risoluzione dell’osso temporale per studiare con precisione l’anatomia del condotto uditivo esterno", ricorda.   Una volta che queste escrescenze ossee si sono formate, possono regredire o l’unica soluzione è l’intervento chirurgico? "Purtroppo no. Una volta formata, l’esostosi del condotto uditivo esterno non regredisce spontaneamente e nessun farmaco è in grado di farla scomparire. Fortunatamente, nella maggior parte dei casi non è necessario un intervento chirurgico. Se il restringimento è lieve e non provoca sintomi importanti, è sufficiente controllare periodicamente l’orecchio e adottare alcune misure preventive. L’intervento chirurgico viene preso in considerazione solo quando il condotto è quasi completamente ostruito oppure quando il paziente soffre di otiti acute ricorrenti, ristagno persistente di acqua o riduzione dell’udito", consiglia il primario.   In cosa consiste l’eventuale approccio chirurgico e quali sono i tempi di recupero prima di poter tornare a praticare sport in acqua? "L’intervento consiste nella rimozione delle escrescenze ossee che restringono il condotto uditivo. Oggi, nei centri specializzati, la chirurgia è sempre più precisa e mini-invasiva grazie all’utilizzo del microscopio e, in casi selezionati, dell’endoscopio. L’obiettivo – indica – è ripristinare un canale uditivo normale preservando la cute e il timpano. Il recupero è generalmente rapido, ma il ritorno agli sport acquatici richiede alcune settimane, in genere da 6 e 8 settimane, affinché la guarigione sia completa. I tempi possono naturalmente variare in base all’estensione dell’intervento". La prevenzione è lo strumento più efficace. Quali accorgimenti pratici consiglia agli sportivi? L’uso di tappi auricolari o di fasce in neoprene può davvero fare la differenza? "Assolutamente sì. La prevenzione rappresenta l’arma più efficace. Nei soggetti che praticano regolarmente sport acquatici consiglio tappi auricolari specifici per sport d’acqua, meglio se personalizzati ossia realizzati su misura previo impronta della forma del condotto uditivo esterno; fasce o cappucci in neoprene durante le attività in acqua fredda o in presenza di vento; visite otorinolaringoiatriche periodiche nei soggetti più esposti oppure con esostosi nota del condotto uditivo esterno. L’obiettivo non è eliminare completamente il contatto con l’acqua, ma ridurre l’effetto combinato di acqua fredda e vento che, nel corso degli anni, stimola la formazione dell’esostosi. Esistono buone abitudini da adottare subito dopo l’uscita dall’acqua per evitare il ristagno idrico e proteggere il canale uditivo? "Sì, alcune semplici abitudini possono fare davvero la differenza. È importante asciugare delicatamente l’orecchio con un asciugamano, inclinare la testa per favorire la fuoriuscita dell’acqua e, se necessario, utilizzare un asciugacapelli a temperatura tiepida mantenuto a distanza di sicurezza per favorire l’evaporazione dei ristagni di acqua. Nei soggetti predisposti – conclude – possono essere utili, su indicazione dello specialista otorinolaringoiatra, gocce auricolari specifiche a base di acido borico oppure a base alcolica che favoriscono la disinfezione del condotto uditivo esterno e riducono il rischio di infezioni ricorrenti. Bisogna invece evitare di introdurre cotton fioc o altri oggetti nel condotto uditivo: oltre a non rimuovere realmente l’acqua o il cerume, possono traumatizzare la pelle creando piccole escoriazioni che rappresentano la porta di ingresso per microrganismi e quindi aumentare il rischio di otiti esterne acute ricorrenti".   
—salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronossalute
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