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L’allenamento ‘tosto’ allunga la vita, l’effetto contro 8 malattie: lo studio

Redazione Universonotizie.it Da Redazione Universonotizie.it
30 Marzo 2026
in Salute
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L’allenamento ‘tosto’ allunga la vita, l’effetto contro 8 malattie: lo studio
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(Adnkronos) –
Camminare per lunghe distanze fa bene, aiuta il cuore e produce benefici per la pressione, la glicemia, il colesterolo. Un'attività fisica con maggiore intensità, però, può avere effetti decisamente più rilevanti. Nell'allenamento quotidiano non conta solo la durata, anzi. L'intensità dell'esercizio, non necessariamente prolungato, può fare la differenza e allungare la vita, riducendo il rischio di almeno 8 malattie. Per alcune patologie, addirittura, uno sforzo più intenso pesa più della quantità temporale dell'attività.   E' il quadro delineato da un nuovo studio pubblicato sulla rivista 'European Heart Journal'. Le persone che ogni giorno svolgono anche pochi minuti di allenamento al massimo hanno meno probabilità di sviluppare un nutrito elenco di patologie gravi. Un team internazionale ha condotto la ricerca su circa 96mila persone, confrontando i loro livelli di attività fisica generale con la quantità di attività fisica intensa e il conseguente rischio di ammalarsi. Gli scienziati hanno evidenziato che una piccola quantità di sforzo senza respiro può avere un impatto sul rischio di malattie e di morte in generale. Questa quota di attività fisica a ritmo super elevato si rivela particolarmente efficace contro le malattie infiammatorie, tra cui l'artrite; contro problematiche cardiovascolari come infarto e ictus; e anche contro disturbi cognitivi, come la demenza.  "Sappiamo che l'attività fisica riduce il rischio di malattie croniche e morte prematura, e ci sono sempre più prove che l'attività intensa offra maggiori benefici al minuto, in termini di salute, rispetto all'attività moderata – osserva Minxue Shen della Xiangya School of Public Health, Central South University dello Hunan, Cina – Tuttavia, rimangono interrogativi sull'importanza dell'attività intensa rispetto all'attività fisica totale. Ad esempio, se due persone svolgevano la stessa quantità totale di movimento, chi si allenava con maggiore intensità ottiene maggiori benefici per la salute? E se una persona ha poco tempo, dovrebbe concentrarsi sull'allenamento più intenso piuttosto che su quello più lungo?".  La ricerca prova a rispondere a queste domande esaminando i dati di 96.408 persone che fanno parte dello studio 'UK Biobank'. Ogni partecipante ha indossato un accelerometro al polso per una settimana per misurare con precisione i propri movimenti, inclusi brevi periodi di attività fisica intensa che spesso si tende a dimenticare.  I ricercatori hanno misurato l'attività totale di ciascun partecipante durante la settimana e la percentuale di attività abbastanza intensa da provocare affanno. Questi dati sono stati poi confrontati con la probabilità di morire o di sviluppare 8 gravi patologie nei 7 anni successivi. L'elenco comprende malattie cardiovascolari maggiori, aritmie cardiache, diabete di tipo 2, malattie infiammatorie immunomediate, malattie del fegato, malattie respiratorie croniche, malattie renali croniche e demenza.  Lo studio ha rilevato che le persone che dedicavano una percentuale maggiore della loro attività fisica totale ad attività intense presentavano un rischio significativamente inferiore di contrarre tutte le malattie. Rispetto a chi non svolgeva alcuna attività intensa, per esempio, coloro che ne praticavano la percentuale più elevata avevano un rischio inferiore del 63% di sviluppare demenza, un rischio inferiore del 60% di diabete di tipo 2 e un rischio inferiore del 46% di morire. Questi benefici dell'attività intensa persistevano però anche con una durata modesta.  I ricercatori hanno anche scoperto che una maggiore percentuale di attività fisica intensa era più importante in alcune malattie rispetto ad altre. Ad esempio, per patologie infiammatorie come l'artrite e la psoriasi, l'intensità era quasi l'unico fattore determinante per ridurre il rischio. Per altre, come il diabete e le malattie epatiche croniche, risultavano importanti sia la quantità che l'intensità dell'attività fisica. L'allenamento vigoroso, analizza Shen, "sembra innescare risposte specifiche nell'organismo che l'attività a bassa intensità non riesce a replicare completamente. Durante un'attività fisica intensa, di quelle che lasciano senza fiato, il corpo reagisce in modo potente. Il cuore pompa in modo più efficiente, i vasi sanguigni diventano più elastici e l'organismo migliora la sua capacità di utilizzare l'ossigeno. Lo sforzo a livelli elevati sembra anche ridurre l'infiammazione. Questo potrebbe contribuire a spiegare perché si è osservata una forte correlazione con le patologie infiammatorie. Potrebbe inoltre stimolare la produzione di sostanze chimiche nel cervello che contribuiscono a mantenere sane le cellule cerebrali, il che potrebbe spiegare il minor rischio di demenza".  I risultati suggeriscono che "rendere parte della propria attività fisica più intensa può apportare notevoli benefici. Non è necessario andare in palestra" e sottoporsi a lunghe sedute sfiancanti, precisa l'esperto. "Aggiungere alla vita quotidiana brevi momenti ad alto ritmo che facciano sentire leggermente senza fiato, come salire le scale velocemente, camminare a passo svelto tra una commissione e l'altra o giocare attivamente con i bambini, può fare davvero la differenza". Ma quanti minuti bisogna dedicare all'esercizio intenso? "Anche solo 15-20 minuti a settimana di questo tipo di sforzo – quindi pochi minuti al giorno – sono stati associati a significativi benefici per la salute".  Le linee guida attuali, riflette Shen, "si concentrano generalmente sulla quantità di tempo dedicato all'attività fisica settimanale. I nostri risultati suggeriscono che la composizione di tale attività è importante, e lo è in modo diverso a seconda delle malattie che si cerca di prevenire. Questo potrebbe aprire la strada a raccomandazioni sull'attività fisica più personalizzate, basate sui rischi specifici di ciascuno. L'attività fisica intensa potrebbe non essere sicura per tutti, soprattutto per gli anziani o le persone con determinate patologie. Per loro – conclude l'esperto – qualsiasi aumento del movimento è comunque benefico e l'attività dovrebbe essere adattata alle esigenze individuali". 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronossalute
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