“Si decida una volta per tutte chi siede al tavolo negoziale in rappresentanza dell’Unione europea, e con quale mandato. Procedere in ordine sparso, con iniziative che si rincorrono e si accavallano, non ci aiuterà, né con i nostri partner, né con chi dobbiamo convincere a fermare un’aggressione insensata”. Ieri – 5 novembre -, in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio europeo António Costa, la premier italiana Giorgia Meloni è tornata sulla questione di un inviato unico per l’Ucraina, tema da lei più volte sollevato in questi mesi.
Stiamo procedendo “in ordine casuale”, avvisa la prima ministra, e questo rende “l’Europa meno credibile”, rischiando di “condannarla all’irrilevanza nel processo negoziale“
Non solo, ma “dando l’immagine di un’Europa che va in ordine sparso, non facciamo altro che l’interesse di chi vuole che questa guerra continui. E penso che sia inaccettabile, atteso che in gioco ci sono vite umane e il futuro della nostra sicurezza”.
“L’Europa parli con una sola voce”
Dunque, se l’Europa vuole ambire a determinare il risultato sulla questione ucraina, “deve parlare con una voce sola, e autorevole”, assicura Meloni sottolineando che si tratta di una necessità “ormai improcrastinabile“.
La premier porta come prova “la proliferazione di diversi formati negoziali” e l’accavallarsi di iniziative non coordinate: “A Miami (il 10 ottobre, ndr) un incontro ‘informale’ tra i Consiglieri per la sicurezza nazionale di alcuni Stati europei, Ucraina, e rappresentanti Nato e Ue è stato confermato solo successivamente, da fonti statunitensi. Poi ci siamo riuniti a Oslo (il 20 ottobre, ndr). Pochi giorni dopo (il 27 ottobre, ndr), a Helsinki, durante la sessione del Consiglio nordico, il presidente Stubb e il primo ministro Støre hanno sospeso i lavori per una telefonata ‘a titolo nazionale’ con il presidente russo Putin”.
“Immediatamente dopo è stata convocata per il 19 novembre, a Berlino, una riunione della Coalizione dei Volenterosi, che riunisce 37 Stati. Ma, una settimana prima, cioè il 12 novembre – a margine della riunione della Comunità politica europea – siamo stati convocati a una riunione del cosiddetto ‘formato Berlino’, che ha una composizione ancora diversa da tutte le altre che ho citato (Germania, Francia, Polonia e da rappresentanti della NATO, del G7 e dell’Ue, ndr)”, prosegue.
“Come se non bastasse, apprendo che in questi giorni hanno luogo riunioni di livello tecnico a Bruxelles, e che è prevista una non meglio precisata presenza europea ai colloqui previsti ad Abu Dhabi tra ucraini e russi con la mediazione americana. E, nel frattempo, ci saremo visti al Consiglio europeo informale di Dublino”, continua nella lettera.
“Non mi presto a questa dinamica, né intendo restare a guardare mentre si consuma”, avvisa Meloni.
“Non cerco un posto per me o per l’Italia”
“Non chiedo questo ruolo né per me né per l’Italia”, precisa ancora la prima ministra, assicurando che Roma non farà mancare il proprio contributo ma che non accetterà “che si negozino, in assenza di un mandato, impegni che anche la nostra Nazione sarà poi chiamata ad assumere”.
Costa d’accordo, ma con un ‘ma’
Il presidente del Consiglio europeo, in una lettera di risposta a quella italiana, si definisce “concorde sulla necessità che l’Europa agisca con coerenza, unità e determinazione” e sul fatto che l’Unione europea debba essere “adeguatamente coinvolta nei dibattiti che plasmano la sicurezza europea e il futuro dell’Ucraina”. Ma sottolinea che “gli interessi dell’Unione europea devono essere rappresentati dalle sue istituzioni, in conformità con i Trattati”. Non risulta quindi accolta, per ora, la richiesta di individuare un nuovo inviato unico.
Secondo fonti diplomatiche europee, sarebbe già stato raggiunto un accordo per la rappresentanza dell’Unione attraverso lo stesso Costa e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. E per chi si chiedesse che fine ha fatto l’Alta commissaria per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, ricordiamo che è in corso una ‘lotta’ tra il Servizio di azione esterna e il braccio esecutivo del blocco, e che Kallas è sulla lista nera dei ricercati internazionali di Mosca per aver compiuto “atti ostili” contro la memoria sovietica quando era premier in Estonia.
Meloni chiede decisione formale entro dicembre
Nella propria lettera Meloni chiede di discutere la questione al Consiglio europeo informale di Dublino del 12-13 novembre, per arrivare a una decisione formale nel vertice di dicembre, “anche dopo un raccordo con Regno Unito, Norvegia e gli altri partner europei interessati”.
Costa ha risposto che prende atto della richiesta e che si impegnerà “a dedicare del tempo a questo confronto”.
Il 10 e 11 novembre ad ad Abu Dhabi è in programma un importante trilaterale Usa-Ucraina-Russia, dal quale l’Ue è stata espressamente esclusa.
—
Politics
content.lab@adnkronos.com (Redazione)




