La parità di genere non è una semplice misura di equità sociale, ma un vero e proprio motore strategico per lo sviluppo e la competitività del Paese. Questo il messaggio emerso durante la Gender Equality Week, nell’ambito del convegno “Costruire la parità, favorire la leadership: dalle regole al cambiamento nelle imprese e istituzioni” promosso dalle istituzioni europee che ha riunito a Roma i vertici del Parlamento europeo, del Governo italiano, delle amministrazioni locali e del mondo imprenditoriale. L’incontro, aperto dagli interventi di Carlo Corazza, direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, e di Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo, ha messo in luce la necessità di tradurre il quadro normativo in una concreta trasformazione culturale e organizzativa.
Durante l’apertura dei lavori, la vicepresidente Antonella Sberna ha ricordato come la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola le abbia affidato la responsabilità di guidare questo percorso di confronto. Negli ultimi tre anni, l’iniziativa è cresciuta fino a coinvolgere attivamente le rappresentanze territoriali, i contesti extra europei, il Comitato delle Regioni e il Comitato Economico e Sociale Europeo. L’obiettivo primario rimane quello di abbattere le barriere invisibili e creare le condizioni per far comprendere alle giovani donne che nessun traguardo è precluso, valorizzando il merito, la tenacia e la consapevolezza che ogni ostacolo superato rafforza il percorso di crescita.
Il ruolo delle istituzioni
A intervenire all’evento è anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la quale ha affidato un messaggio che ha rimarcato l’importanza di calare ogni giorno principi e competenze nella realtà sociale. La premier ha ribadito la propria contrarietà alle quote rosa tradizionali e a una visione divisiva delle politiche femminili, sostenendo che la vera forza risiede nel merito e nel libero confronto. Ricordando i traguardi raggiunti, Meloni ha citato le oltre dodicimila imprese che hanno già ottenuto la certificazione della parità di genere, obbligatoria per gli appalti pubblici, e il rifinanziamento del fondo di garanzia per l’imprenditoria femminile. La presidente ha poi ribadito che la vera libertà consiste nel consentire alle donne di conciliare carriera e famiglia senza dover compiere dolorose rinunce.
Sul ruolo chiave delle istituzioni territoriali si è soffermata Roberta Angelilli, vicepresidente e assessora allo Sviluppo economico della Regione Lazio. Nel suo intervento ha ricordato come l’Italia vanti una legislazione all’avanguardia in materia di parità. Tuttavia, la reale sfida risiede nel diffondere una cultura diffusa e nel superare i pregiudizi che ancora frenano le ragazze, le quali, pur laureandosi con voti più alti e più velocemente dei colleghi maschi, mostrano una diffusa prudenza verso le facoltà scientifiche e tecnologiche. Angelilli ha inoltre sottolineato l’importanza strategica del prossimo bilancio comunitario, fondamentale per destinare risorse adeguate alle imprese, all’innovazione e ai territori.
L’analisi rigorosa dei dati e dell’impatto normativo è stata presentata da Rosita Ponticiello, Coordinatrice del Dipartimento Pari Opportunità dell’Unione Nazionale delle Camere Civili. Illustrando i risultati di uno studio basato su dati Eurostat, Ponticiello ha mostrato come nei Paesi europei con quote legislative vincolanti la presenza femminile nei consigli di amministrazione abbia raggiunto il 39,8%, a un passo dal target del 40% fissato per il 2026, contro il 17% registrato nelle nazioni prive di vincoli. Tuttavia, permane un sensibile divario applicativo, con il rischio di una semplice conformità di facciata che lascia inalterate le disparità salariali e di carriera. Per superare questo ostacolo, occorre attuare pienamente la trasparenza retributiva e promuovere una reale equità di valutazione per mansioni di pari valore.
Il mondo dell’imprenditoria femminile
Il punto di vista del mondo produttivo è stato arricchito da Alessandra Sensi, vicepresidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, la quale ha individuato nella mancanza di equilibrio tra vita privata e lavoro il principale ostacolo per la leadership giovanile femminile, sollecitando investimenti mirati nella digitalizzazione e nelle competenze scientifiche. Sul fronte degli enti locali, Simona Mulè, della Consulta delle Donne Amministratrici di Anci Lazio, ha ricordato che l’inclusione lavorativa delle donne farebbe crescere il Pil di oltre l’11 per cento, trasformando la gestione dei carichi di cura da questione sociale in un asset politico ed economico di fondamentale importanza.
Un deciso richiamo all’efficienza della macchina statale è arrivato da Sila Mochi, cofondatrice della rete Inclusione Donna, che raccoglie novanta associazioni e oltre 60mila professioniste. Pur evidenziando con soddisfazione che cresce il numero di aziende private che hanno adottato la certificazione di parità, Mochi ha evidenziato la necessità che anche la Pubblica amministrazione faccia la sua parte, dal momento che nel bilancio dello Stato per il 2024 soltanto lo 0,6% dei 127 miliardi spesi ha prodotto un impatto diretto sull’emancipazione femminile.
Nelle battute conclusive, Beatrice Rebecchini, presidente di Aidda Lazio, ha presentato il Manifesto per l’imprenditoria femminile, focalizzato sulle infrastrutture, sull’accesso al credito e sul welfare aziendale nelle aree interne del territorio. Simona Petrozzi, vicepresidente nazionale di Terziario Donna Confcommercio, ha invece richiamato l’attenzione sulla lotta alla violenza economica e sull’importanza dell’educazione finanziaria per affermare una leadership generosa e inclusiva. A intervenire anche Valentina Picca Bianchi, presidente Comitato Impresa Donna MIMIT; Marisa Fagà presidente nazionale Associazioni donne elettrici, la quale ha espresso un pensiero alle giovani donne chiedendo maggiori incentivi alle Pari opportunità e ha sottolineato che anche se abbiamo più donne rappresentanti a livello europeo si è registrata una regressione nella rappresentanza femminile. A chiudere l’evento è Serena Lippi, associazione Donne Italiane diplomatiche sottolineando quanto sia importante il ruolo delle donne nel mondo politico della mediazione, oggi rappresentate solo dal 6%.
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