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Fondo infanzia, finanziamenti solo a 15 Comuni. Roccella apre a nuove città 

Redazione Universonotizie.it Da Redazione Universonotizie.it
29 Ottobre 2026
in Attualità
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Fondo infanzia, finanziamenti solo a 15 Comuni. Roccella apre a nuove città 
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In Italia ci sono 15 città che ricevono finanziamenti da un fondo nazionale riservato all’infanzia e all’adolescenza. Tutte le altre ne sono escluse. È un sistema nato quasi trent’anni fa, che il governo sta valutando di modificare per estendere gli interventi ad altri territori. Intanto, la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità Eugenia Roccella ha annunciato un decreto unico per assegnare le risorse relative al 2025 e al 2026. 

La novità è arrivata durante il question time alla Camera. Il decreto, secondo la ministra, ha già ricevuto gli assensi tecnici degli altri ministeri coinvolti e sarà sottoposto alla Conferenza unificata per ottenere l’intesa necessaria, prima del passaggio nelle commissioni parlamentari. 

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Ma quali sono le città che ricevono questi finanziamenti? E soprattutto, perché il Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza non riguarda tutti i Comuni italiani? 

La risposta risale al 1997, quando fu approvata una legge per promuovere i diritti e le opportunità dei bambini e degli adolescenti. Da allora il sistema è cambiato, ma la lista dei quindici Comuni beneficiari è rimasta la stessa. 

Le 15 città che ricevono il Fondo infanzia: sette regioni sono escluse 

Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Venezia, Bari, Brindisi, Taranto, Reggio Calabria, Catania, Palermo e Cagliari. Sono i quindici Comuni che possono accedere direttamente alle risorse del Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza. 

La loro selezione deriva dalla legge 285 del 28 agosto 1997, che individuò alcune grandi città e centri con particolari esigenze sociali come destinatari di una quota riservata dei finanziamenti per i minori. 

La distribuzione lascia completamente fuori sette regioni: Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Marche, Molise, Umbria e Valle d’Aosta. Nessun Comune di questi territori figura nell’elenco dei beneficiari. 

La ministra Roccella ha spiegato che il governo sta valutando una revisione dei criteri di assegnazione, osservando che molte delle caratteristiche considerate dalla normativa non riguardano esclusivamente le quindici città selezionate, ma sono presenti anche in altri capoluoghi di provincia. 

Per comprendere il funzionamento del Fondo bisogna distinguere le sue origini dalla struttura attuale. La legge del 1997 prevedeva inizialmente che il 70% delle risorse fosse destinato alle regioni e alle province autonome e il restante 30% alle quindici città riservatarie. 

Con le successive modifiche normative, la parte generale del finanziamento è confluita nel Fondo nazionale per le politiche sociali. Dal 2000, il Fondo per l’infanzia e l’adolescenza rimasto autonomo è destinato interamente ai quindici Comuni individuati dalla legge. 

Le percentuali utilizzate per distribuire i finanziamenti tra queste città risalgono proprio al 2000 e sono state confermate anche nello schema relativo al 2025. 

Per quell’annualità, la dotazione prevista ammonta a circa 25,29 milioni di euro. Roma è destinataria della quota più elevata, pari al 21,7%, corrispondente a circa 5,49 milioni. Segue Napoli, con il 16,28% e circa 4,12 milioni, mentre a Palermo spetta l’11,28%, pari a circa 2,85 milioni. Le tre città insieme concentrano quasi la metà delle risorse. Milano riceve il 9,89%, Torino il 7,02%, mentre ad altre città sono riservate percentuali inferiori: a Bologna il 2,33%, a Venezia l’1,9%. 

Le quote non sono attribuite in parti uguali. La legge stabilisce che il 50% delle risorse sia ripartito tenendo conto della popolazione minorile rilevata dall’Istat e il restante 50% sulla base di ulteriori criteri territoriali e sociali. 

L’eventuale ampliamento annunciato dal governo richiederebbe quindi di intervenire su un sistema che combina l’individuazione legislativa dei Comuni beneficiari con regole di distribuzione consolidate da oltre venticinque anni. 

Dai servizi per i bambini al sostegno alle famiglie: a cosa servono i finanziamenti 

Il Fondo non è un bonus che viene versato direttamente ai genitori. Le risorse sono destinate ai Comuni, che le utilizzano per finanziare progetti e servizi rivolti a bambini, adolescenti e famiglie. 

Tra gli interventi previsti dalla legge rientrano i servizi socioeducativi per la prima infanzia, le attività ricreative e formative durante il tempo libero, il sostegno alle relazioni tra genitori e figli e i progetti di prevenzione della violenza e dell’esclusione sociale. 

I finanziamenti possono essere utilizzati anche per sostenere le famiglie affidatarie, favorire l’inclusione dei minori con disabilità e sperimentare servizi educativi destinati ai bambini più piccoli. 

Non si tratta quindi di risorse riservate soltanto agli asili nido. I progetti possono accompagnare bambini e ragazzi in diverse fasi della crescita, attraverso attività educative, spazi di aggregazione e iniziative di sostegno familiare. 

L’importanza dei servizi territoriali emerge anche dai dati sulla povertà educativa. Secondo il rapporto Istat pubblicato nel 2026, il 37% dei bambini e ragazzi tra 0 e 19 anni vive in abitazioni senza libri o con un massimo di 25 volumi, mentre il 35,6% dei minori tra 3 e 19 anni non pratica sport, sulla base dei dati relativi al 2024. La disponibilità di opportunità educative e ricreative è una delle dimensioni considerate dall’Istat per misurare le condizioni di crescita dei più giovani. Il rapporto utilizza infatti indicatori relativi alla famiglia, alla scuola e ai servizi presenti sul territorio. 

Anche le condizioni economiche incidono sulle opportunità dei minori. Nel 2024, secondo l’Istat, il 26,7% dei bambini e ragazzi italiani con meno di 16 anni era a rischio di povertà o esclusione sociale, con differenze territoriali significative. Nel Mezzogiorno la quota raggiungeva il 43,6%, contro il 14,3% del Nord. 

Sono differenze che riguardano l’intero territorio nazionale e che possono essere osservate anche attraverso la disponibilità dei servizi per l’infanzia, delle attività extrascolastiche e degli strumenti di sostegno alle famiglie. I finanziamenti della legge 285 costituiscono uno degli strumenti a disposizione dei quindici Comuni beneficiari. Non esauriscono però l’insieme delle risorse pubbliche destinate all’infanzia: altri interventi sono finanziati attraverso il sistema delle politiche sociali, i programmi regionali e ulteriori fondi nazionali. 

Fondo infanzia, cinque ministri e diversi passaggi 

Il provvedimento annunciato da Roccella riguarda due annualità, il 2025 e il 2026, e nasce dalla necessità di completare le procedure di ripartizione delle risorse. Il 27 ottobre, in un’interrogazione parlamentare, era stata segnalata la mancata pubblicazione del decreto relativo al 2025, nonostante l’intesa raggiunta nella Conferenza unificata il 2 ottobre dello stesso anno, e il mancato avvio dell’iter per il 2026. 

La ministra ha risposto annunciando la predisposizione di un unico decreto per entrambe le annualità, che ha già ottenuto gli assensi tecnici degli altri ministeri interessati e sarà sottoposto alla prossima seduta utile della Conferenza unificata. 

La revisione allo studio riguarda anche le procedure amministrative. L’obiettivo, ha spiegato Roccella, è “semplificare la procedura di adozione del decreto”, che attualmente richiede cinque ministri firmatari, l’intesa della Conferenza unificata e il parere delle commissioni parlamentari. Un percorso che, secondo la ministra, “non agevola l’erogazione delle risorse nell’anno di riferimento”. 

Quanto alle conseguenze dei ritardi, Roccella ha assicurato che “l’attuale tempistica non ha determinato alcun pregiudizio dal punto di vista finanziario per le città riservatarie”. 

Il motivo risiede nelle regole di rendicontazione: l’erogazione delle risorse per le annualità 2025-2026, ha precisato, avverrà non prima di due anni dall’adozione del relativo decreto. Nel frattempo, i Comuni beneficiari continuano a utilizzare i finanziamenti precedenti, per i quali non hanno ancora completato gli adempimenti di rendicontazione. 

 

—

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

Tags: demografica
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