“Se guardiamo alla domanda che molti si pongono oggi – ovvero se la Banca centrale europea interverrà per ridurre gli spread sui mercati -, bisogna osservare la natura di tali differenziali. Gli spread riflettono, in sostanza, una nuova valutazione del rischio fiscale e politico. Di conseguenza, non vi è nulla che giustifichi, di per sé, un intervento della Bce”. Lo afferma l’ex premier italiano Mario Draghi in un’intervista a Bloomberg per un podcast registrato in occasione di un evento a New York.
“Al momento ritengo che la soglia necessaria per far scattare un intervento della Bce sia piuttosto elevata” sia perché nell’Eurozona “c’è un elevato tasso di inflazione” e sia perché “gli strumenti a disposizione per un eventuale intervento possono essere utilizzati solo in presenza di due condizioni”, spiega l’ex governatore della Bce.
Le condizioni per l’intervento della Bce
“La prima è il ‘rischio contagio’, che però al momento francamente non riscontriamo in Europa”, anche se “si osserva un rialzo dei tassi di interesse e degli spread un po’ ovunque, che è però un fenomeno ben diverso” da quello registrato dopo lo scoppio della crisi globale, prosegue.
“La seconda condizione, forse la più importante, riguarda un’alterazione nel meccanismo di trasmissione, ovvero una disfunzione nei mercati del credito, tale da ostacolare la capacità della politica monetaria di influenzare i flussi di credito”. Ma al momento, chiarisce, “non riscontriamo nulla di tutto ciò, anzi, gli ultimi dati sui flussi di credito indicano che l’erogazione di prestiti bancari è in aumento”.
Francia osservato speciale
E sulla Francia, che nelle ultime settimane ha destato particolare preoccupazione per lo stato dei suoi conti pubblici e per l’instabilità politica, Draghi ammette che “con un deficit di bilancio da molti anni e un rapporto debito/Pil in costante aumento da oltre un decennio”, e con l’attuale “rapido rialzo dei tassi di interesse a livello globale (…), la gestione di questo deficit appare piuttosto complessa”.
“Si possono cogliere alcuni segnali non del tutto negativi, pur in un contesto estremamente serio”, come un “fabbisogno di finanziamento per il resto dell’anno trascurabile” e un “debito con una durata media molto lunga”, evidenzia.
Fra le norme che attivano interventi straordinari da parte della Bce “non si afferma esplicitamente che sia vietato intervenire qualora un Paese sia soggetto a una procedura per disavanzo eccessivo (come appunto la Francia, ndr). Si tratta di un tecnicismo burocratico, che però, di fatto, alza ulteriormente l’asticella”, precisa poi l’economista.
Almeno per il momento, comunque, prevede Draghi, la Bce si limiterà a monitorare i mercati – osservando la velocità e l’entità dell’ampliamento degli spread – restando, di fatto, a guardare”.
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