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Cancro alla vescica, approvato rimborso per immunoterapia prima e dopo chirurgia

Redazione Universonotizie.it Da Redazione Universonotizie.it
29 Giugno 2026
in Salute
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Cancro alla vescica, approvato rimborso per immunoterapia prima e dopo chirurgia
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(Adnkronos) – Nel 2025, in Italia, sono state stimate 29.100 nuove diagnosi di tumore della vescica. Per la prima volta l’immunoterapia, prima e dopo la chirurgia (regime perioperatorio), migliora la sopravvivenza nel tumore della vescica muscolo-invasivo. L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di durvalumab in associazione a chemioterapia (gemcitabina e cisplatino) come trattamento neoadiuvante, cioè prima della cistectomia radicale (rimozione chirurgica completa della vescica), seguito da durvalumab come monoterapia adiuvante in pazienti con carcinoma della vescica muscolo-invasivo resecabile. I benefici dell’immunoncologia nella cura del cancro sono approfonditi oggi a Milano, in un evento stampa promosso da AstraZeneca. “Il trattamento standard, per 20 anni, è stato costituito dall’intervento chirurgico di cistectomia radicale, preceduto da 4 cicli di chemioterapia a base di cisplatino”, afferma Lorenzo Antonuzzo, direttore della Sc di Oncologia clinica all’Aou Careggi, dipartimento di Medicina sperimentale e clinica, Università di Firenze. “Circa la metà dei pazienti, però, va incontro a recidiva o progressione di malattia, per cui resta un bisogno clinico finora insoddisfatto. L’aggiunta dell’immunoterapia con durvalumab, prima e dopo la chirurgia – chiarisce – rappresenta una strategia innovativa, che cambia la pratica clinica. È il primo regime immunoterapico perioperatorio a dimostrare un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza globale in questa popolazione di pazienti. Nello studio Niagara pubblicato sul ‘New England Journal of Medicine’ – continua Antonuzzo – si è registrata una riduzione del 25% del rischio di morte, infatti l’82,2% dei pazienti trattati con durvalumab era vivo a 2 anni rispetto al 75,2% con la sola chemioterapia neoadiuvante. Inoltre, è stata evidenziata una riduzione del 32% del rischio di progressione di malattia, di recidiva, di non completare la chirurgia prevista o di morte”. I sintomi principali del tumore della vescica “sono costituiti da sangue nelle urine (microematuria), urgenza minzionale e disuria – spiega Rodolfo Hurle, urologo Irccs Istituto clinico Humanitas – La forma muscolo-invasiva, anche se è localizzata a livello della vescica, è più aggressiva rispetto a quella non infiltrante e l’estensione locale a livello muscolare può essere superficiale o profonda, fino a interessare la parete vescicale a tutto spessore arrivando al grasso peri vescicale. È necessaria una presa in carico multidisciplinare del paziente candidato alla cistectomia. Dopo la diagnosi istologica e la stadiazione radiologica – continua l’esperto – il trattamento deve essere discusso all’interno del gruppo multidisciplinare, costituito da figure centrali, che includono l’urologo, l’oncologo, il radioterapista, il radiologo e l’anatomo-patologo. Si possono aggiungere altri professionisti, come lo psiconcologo, il medico nucleare, il geriatra, il riabilitatore e il nutrizionista. L’approvazione del regime periperatorio con durvalumab rende ancora più importante il confronto multidisciplinare”.  “La cistectomia radicale è un intervento complesso, che può essere gravato da complicanze – precisa Hurle – È essenziale che sia eseguito in centri ad alto volume. Nell’uomo, implica asportazione di vescica e della prostata, con conseguente perdita dell’erezione. Nella donna, prevede l’asportazione di vescica, utero, ovaie e parte della vagina, rendendo difficile avere rapporti sessuali. L’intervento può essere eseguito anche per via robotica assistita, con aumento dei costi e dei tempi operatori, a fronte di un vantaggio in termini di invasività, riduzione dei sanguinamenti e dei tempi di degenza. Dopo l’intervento – puntualizza – è prevista la derivazione urinaria, che spesso richiede il confezionamento di una uretero-ileo-cutaneostomia con abboccamento della stomia alla cute mentre, a volte, è possibile la costruzione di una neovescica sempre utilizzando l’ileo per permettere la minzione per via uretrale. Il percorso di cura non si interrompe con l’intervento chirurgico – avverte Hurle – Il paziente va seguito in maniera intensiva con esami molto ravvicinati nella fase post operatoria precoce domiciliare, per poi rientrare nel follow up chirurgico e oncologico, in cui deve continuare la collaborazione multidisciplinare”.  Lo studio Niagara “è stato presentato al Congresso della Società europea di oncologia medica – sottolinea Antonuzzo – in una sessione presidenziale intitolata ‘Practice changing trials’, a indicare l’impatto di questi risultati in grado di cambiare la pratica clinica. L’aggiunta di durvalumab alla chemioterapia preoperatoria, seguita da durvalumab in monoterapia, ha prodotto un miglioramento significativo sia della sopravvivenza libera da eventi che della sopravvivenza globale, rispetto alla chemioterapia preoperatoria da sola. Ci auguriamo che l’approvazione di Aifa possa favorire anche un utilizzo maggiore della terapia neoadiuvante, perché ancora oggi vi sono pazienti trattati direttamente con la chirurgia”. “Dopo 20 anni finalmente clinici e pazienti hanno a disposizione una nuova opzione di cura – Conclude Laura Magenta, assistente alla presidenza Aps Associazione Palinuro – L’impatto psicologico della cistectomia può essere difficile da gestire. È fondamentale che i pazienti abbiano a disposizione il supporto psiconcologico e dell’Associazione pazienti e che siano informati e consapevoli delle importanti innovazioni prodotte dalla ricerca messe a loro disposizione. La terapia sistemica standard con l’aggiunta dell'immunoterapia, prima e dopo la chirurgia, cambia le prospettive di sopravvivenza e può contribuire a una partecipazione più attiva del paziente nel percorso di cura”. 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronossalute
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