(Adnkronos) – Nei pazienti con poliposi nasale, "il farmaco biologico non solo riduce la necessità di interventi ripetuti, ma consente anche di trattare con un unico farmaco più distretti", cosa particolarmente importante, "considerando che questi pazienti presentano spesso comorbidità come asma e allergie. In questo contesto si inserisce anche lo sviluppo di percorsi multidisciplinari, fondamentali per una gestione ottimale dei casi più complessi". Lo ha detto Giancarlo Ottaviano, professore di Otorinolaringoiatria all’Università di Padova, in occasione del Congresso Sio, evento annuale della Società italiana di otorinolaringoiatria e chirurgia cervico-facciale (SioeChcf), in corso a Roma fino al 30 maggio. “Nella poliposi nasale – ha illustrato l'esperto – la sintomatologia e il grado di aggressività sono variabili. I pazienti che vanno incontro a recidiva dopo chirurgia presentano generalmente una rilevante infiammazione sottostante. Nei Paesi occidentali, nell’80% dei casi, si tratta di infiammazione di tipo 2: marker come l’eosinofilia tissutale ed ematica, così come comorbidità quali allergie o asma, rappresentano indicatori negativi e fanno ipotizzare una maggiore probabilità di fallimento dopo chirurgia. Tra gli altri predittori di patologia – ha aggiunto – vi sono: l’alterazione dell’olfatto e il ricorso a terapia corticosteroidea sistemica con cicli ripetuti nel corso dell’anno". Tradizionalmente "la poliposi nasale veniva trattata con terapia medica e interventi chirurgici ripetuti, soprattutto nei pazienti con elevato carico infiammatorio. Tuttavia – ha osservato Ottaviano- numerosi studi hanno evidenziato come le chirurgie multiple possano determinare esiti non ottimali, in particolare per quanto riguarda la perdita dell’olfatto a lungo termine. I farmaci biologici – ha chiarito – consentono di interrompere questo circolo vizioso nei pazienti con elevato carico infiammatorio. In caso di fallimento di una chirurgia adeguata associata a terapia medica massimale, è necessario ricorrere a queste terapie, che permettono di controllare la malattia nella maggior parte dei casi, se la selezione del paziente è corretta”.
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