(Adnkronos) – "Curiamo l’intestino con i farmaci, senza però preoccuparci della nutrizione. È questo il paradosso italiano nella gestione delle Malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici): "ben 4 pazienti su 5 non ricevono mai una valutazione nutrizionale. Il risultato è che circa il 20% dei 250mila pazienti italiani con Mici (malattia di Crohn e colite ulcerosa), più o meno 50mila persone, si trova in una condizione di rischio nutrizionale". A denunciarlo è una nuova indagine nazionale promossa da Amici Italia, presentata in vista della Giornata mondiale delle Malattie Infiammatorie croniche intestinali, che si celebra il prossimo 19 maggio. In occasione dell’evento, Amici Italia lancia la campagna di screening 'Perdi peso? Non perdere tempo!' con il patrocinio della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo (Sinpe) e il contributo non condizionante di Lionhealth. La campagna si articola in tre attività principali: una roadmap di 10 eventi territoriali in centri Ibd distribuiti su tutto il territorio nazionale — tra cui Milano, Padova, Napoli, Roma, Torino, Palermo, Pisa, Modena e Bari — con interventi di clinici specializzati e possibilità di screening nutrizionale in loco; distribuzione di materiali informativi nelle sale d'attesa degli ambulatori Mici aderenti; videopillole con specialisti della nutrizione sui canali digitali di Amici Italia. La campagna punta a favorire una diagnosi più precoce del rischio nutrizionale e una maggiore integrazione della nutrizione clinica nei percorsi di cura delle Mici. Tutte le informazioni sono sul sito Amici Italia (www.amicitalia.net). “La campagna si propone di aumentare la consapevolezza dei pazienti con Mici sul rischio di malnutrizione – spiega Salvo Leone, direttore generale di Amici Italia -. Per questo motivo abbiamo messo a disposizione sul sito un semplice test validato che, con pochissime domande, consente ai pazienti di valutare il proprio stato nutrizionale e a rivolgersi al proprio medico in caso di rischio di malnutrizione”. Si tratta del test Must (Malnutrition Universal Screening Tool), rapido e validato a livello internazionale, che si basa su un breve questionario di sei domande (da usare anche in autovalutazione) che analizza tre parametri principali per determinare lo stato di salute del paziente. Il primo elemento considerato è l'indice di massa corporea, seguito da una valutazione dell’eventuale calo di peso involontario avvenuto negli ultimi mesi e dall’impatto della malattia acuta sulla capacità di alimentarsi regolarmente. L’obiettivo è quello di fornire al paziente uno strumento pratico da condividere con il proprio medico per gestire al meglio le complicanze nutrizionali legate alla patologia. La malnutrizione. Nelle Mici, l’infiammazione cronica predispone allo sviluppo di malnutrizione nel 13-27% dei casi e di sarcopenia – la perdita di massa e funzionalità muscolare – in oltre il 40% dei pazienti. A questo si aggiunge il fatto che il 78% presenta carenze di micronutrienti essenziali come vitamina D, zinco, ferro, vitamina B9, B12 e calcio, dovute alla diarrea cronica, al malassorbimento intestinale e alla riduzione dell’appetito, spesso legata al dolore post-prandiale. Il 28% dei pazienti ha inoltre un BMI inferiore a 20 che, se associato a perdita di peso involontaria e carenze nutrizionali, può rappresentare un campanello d’allarme per il rischio di malnutrizione. “Nonostante la nutrizione rappresenti un pilastro fondamentale nel trattamento delle patologie croniche intestinali, l’attenzione rivolta allo screening del rischio di malnutrizione, alla diagnosi precoce e a un adeguato supporto nutrizionale è ancora molto carente e disomogenea – sottolinea Antonella Lezo, presidente della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo (Sinpe) –. Circa l’80% dei pazienti dichiara infatti di non aver mai ricevuto una valutazione nutrizionale da parte di un professionista sanitario, o di non averne memoria. Mentre la malattia viene trattata farmacologicamente, il monitoraggio dello stato nutrizionale resta spesso un aspetto trascurato”. L’indagine. Nell’indagine di Amici Italia "circa l’80% dei pazienti dichiara di non aver mai ricevuto una valutazione del rischio di malnutrizione da parte di un professionista sanitario o di non averne memoria. Dunque, mentre la malattia viene trattata farmacologicamente o, nei casi più complessi, chirurgicamente, il monitoraggio dello stato nutrizionale resta spesso trascurato, nonostante la malnutrizione possa ridurre l’efficacia delle terapie, aumentare il rischio di complicanze post-operatorie e compromettere il recupero clinico del paziente. Eppure, circa il 20% del campione si trova già in una condizione di rischio nutrizionale elevato o acuto. Proiettando questo dato sui 250.000 pazienti stimati in Italia, parliamo di una platea di circa 50.000 persone in potenziale pericolo clinico. Le conseguenze non sono solo fisiche: la malnutrizione correlata a patologia si traduce in esiti clinici peggiori, tra cui recidive più frequenti, risposta ridotta ai trattamenti farmacologici, maggiori complicanze post-operatorie, degenze ospedaliere più lunghe e ridotta qualità della vita. Affrontare tempestivamente la malnutrizione diventa quindi un elemento essenziale del percorso di cura. Per fare ciò è fondamentale una presa in carico multidisciplinare che coinvolga gastroenterologi e dietologi". L’appello. “Dobbiamo colmare il divario tra la cura della patologia e la gestione della nutrizione", dichiara Lezo. Sulla base dei dati, Amici lancia un appello su tre fronti: ai medici, ai pazienti e alle istituzioni. “Ai medici chiediamo di considerare lo screening nutrizionale, ad esempio attraverso strumenti validati come il Must, parte integrante e sistematica di ogni follow-up, al pari della valutazione clinica e della prescrizione terapeutica – conclude Salvo Leone –. La malnutrizione non può essere intercettata solo quando è già evidente: va cercata, monitorata e prevenuta. Ai pazienti raccomandiamo di non aspettare il “crollo” fisico prima di parlarne con lo specialista. Il controllo mensile del peso è un gesto semplice, ma fondamentale: una variazione superiore al 5% deve essere segnalata tempestivamente al medico curante. Alle istituzioni, infine, chiediamo di inserire stabilmente lo screening nutrizionale nei percorsi di cura delle persone con Mici riconoscendolo come un elemento essenziale della presa in carico, così come già avviene in altri ambiti, a partire da quello oncologico”.
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