(Adnkronos) – Si celebra oggi a Roma la prima edizione della Giornata regionale delle dipendenze promossa dall’Asp Ism – Istituti di Santa Maria in Aquiro, su mandato della Regione Lazio. Dopo le tappe di Viterbo, Frosinone, Rieti e Latina – nelle quali si è andata via via strutturando una vera e propria rete che rafforzerà le politiche di prevenzione e inclusione sociale nel Lazio, grazie a un dialogo partecipato e continuativo con le istituzioni e le associazioni che operano nei territori – l’appuntamento di oggi a Roma rappresenta il momento conclusivo di questo percorso e, allo stesso tempo, un punto di partenza per la formazione e la condivisione di buone pratiche. È stata quindi presentata la ricerca ‘Le dipendenze digitali tra i minori’, promossa da Isma, a cura dell’Istituto Piepoli, condotta su 500 genitori di figli tra i 6 e i 18 anni residenti nel Lazio. L’indagine restituisce un quadro chiaro: "Il digitale è ormai parte integrante della vita familiare e scolastica, ma genitori, insegnanti e professionisti della salute percepiscono una crescente difficoltà nel governarne l’uso. Il dato più immediato – sottolinea la ricerca – riguarda la diffusione dei dispositivi: lo smartphone è usato abitualmente dall’83% dei figli tra 6 e 18 anni, con una crescita marcata all’aumentare dell’età: dal 65% tra i 6-10 anni al 96% tra i 17-18 anni. Le attività online cambiano con l’età: i più piccoli sono più orientati a videogiochi e video, mentre tra gli adolescenti crescono chat e social network, che raggiungono rispettivamente il 71% e il 72% tra i 17-18enni". Il digitale entra anche nelle dinamiche familiari: "Il 40% dei genitori dichiara di avere conflitti con i figli legati all’uso della tecnologia 'a volte' o 'spesso'; la fascia più critica è quella degli 11-13 anni, dove la quota sale al 53%. Inoltre, il 56% dei genitori – si legge – ammette di utilizzare dispositivi digitali in casa e in famiglia più di quanto vorrebbe, spesso anche per ragioni lavorative". A dare l’avvio sono stati il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, il vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera, Luciano Ciocchetti, il segretario della Commissione Affari sociali della Camera, Paolo Ciani, l’assessore all’Inclusione sociale e Servizi alla persona della Regione Lazio, Massimiliano Maselli e il presidente dell’Asp Isma, Antonio De Napoli. Secondo l'indagine "i genitori osservano segnali compatibili con un uso problematico del digitale: uso eccessivo o non controllato dei dispositivi nel 36% dei casi, irritabilità in assenza di device nel 33%, riduzione del sonno nel 26%, calo del rendimento scolastico nel 23% e isolamento sociale nel 22%". Pur riconoscendo la gravità del fenomeno, "le famiglie faticano però a parlare di vera e propria 'dipendenza' quando il problema riguarda la propria esperienza diretta. La percezione del rischio è molto alta: il 93% dei genitori considera le dipendenze digitali tra i minori un problema grave e altrettanti le ritengono un fenomeno diffuso. Tuttavia – osserva l'indagine – solo il 61% ritiene che i genitori siano in grado di riconoscere i segnali di dipendenza e appena il 50% pensa che sappiano a chi rivolgersi in caso di problema. Dal report emerge un apparente paradosso: il 75% dei genitori giudica adeguato il proprio approccio educativo al digitale e molti dichiarano di adottare strategie come il dialogo educativo, i limiti di tempo e il controllo dei contenuti. Allo stesso tempo, il 97% non ha mai chiesto supporto su questo tema. Il principale ostacolo indicato dalle famiglie è riuscire a far rispettare le regole, segnalato dal 47% degli intervistati". Sul fronte delle soluzioni, il bisogno più forte riguarda la formazione: "Il 47% dei genitori indica la formazione per le famiglie come strumento principale per affrontare il fenomeno, seguita dagli interventi scolastici al 30% e dal supporto psicologico al 20%. La maggioranza dei genitori, inoltre, non si sente sufficientemente supportata: solo il 41% si sente aiutato dalla scuola, il 36% dagli altri genitori e il 30% dai servizi sanitari". Secondo l'indagine, "dai focus group emerge una richiesta condivisa: non basta informare sui rischi, serve un approccio educativo multilivello che coinvolga famiglie, scuola, servizi sanitari e comunità. Insegnanti e professionisti sottolineano anche la necessità di offrire ai ragazzi alternative reali, occasioni di relazione, strumenti per comprendere le emozioni e modelli positivi capaci di parlare il loro linguaggio. La ricerca mostra che il tema non è più solo 'quanto tempo' i minori trascorrono online, ma quanto famiglie, scuola e servizi siano attrezzati per accompagnarli in un uso consapevole del digitale. I genitori riconoscono il problema, osservano segnali di disagio e chiedono strumenti concreti: formazione, supporto educativo e una rete più forte tra scuola, servizi e famiglie". "La Giornata Regionale delle Dipendenze rappresenta il punto di arrivo di un percorso che ha visto nascere e consolidarsi una rete territoriale ampia e partecipata. Le tappe nelle diverse province del Lazio hanno permesso di mettere in connessione istituzioni, servizi, scuole e realtà associative, creando le basi per un modello di intervento più coordinato ed efficace. È proprio da questa rete che dobbiamo partire per affrontare le nuove forme di dipendenza comportamentale. I dati presentati oggi nella ricerca dell’Istituto Piepoli, in particolare sulle dipendenze digitali tra i minori, ci restituiscono un quadro chiaro: le famiglie sono consapevoli dei rischi, ma spesso si sentono sole e prive di strumenti adeguati. Per questo è fondamentale investire in percorsi di formazione e prevenzione del disagio da un lato, dall’altro rafforzare le iniziative che offrano alternative concrete di relazione e spazi di socialità reale. L’Aso Isma continuerà a lavorare in questa direzione, affinché questa giornata non sia stata solo un momento simbolico, ma un processo strutturato per garantire un impegno stabile sul complesso tema delle dipendenze comportamentali”, dichiara Antonio De Napoli, presidente dell’Asp Isma. “Aver messo in connessione territori, istituzioni e comunità è stato fondamentale, perché ha reso evidente che il problema non è la mancanza di interventi, ma la loro frammentazione. Ora la sfida è mettere a sistema ciò che già esiste, rafforzando formazione, supporto educativo e il dialogo tra scuola, servizi e famiglie. Solo così possiamo accompagnare i più giovani verso un uso più consapevole del digitale e prevenire situazioni di disagio”, sottolinea Maria Beatrice Baldini, vicepresidente dell’Asp Isma.
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)




